Fra intrighi, matrimoni e adulteri, tre giovani donne si muovono sull'orlo del baratro. Anna di Cleves, che rappresenta un'alleanza contro la Francia e la Spagna, è la quarta moglie del volubile re d'Inghilterra Enrico VIII ma non riesce a sedurre il marito ed è destinata a un rapido divorzio. La sensuale Caterina Howard, quattordicenne dama di compagnia della nuova regina, è capace di conquistare il cuore del re ma non di rinunciare al proprio amante e pagherà per questo un prezzo troppo alto. Jane Bolena infine, diabolica e gelosa, pur di ottenere ciò che vuole dalla corona ha mandato a morte il marito George e la cognata Anna Bolena. La voce di queste tre donne racconta la sanguinaria epoca che le ha viste protagoniste, profondamente diverse tra loro e tutte alla ricerca dell'eredità della regna.
Sei alla continua ricerca di nuove esperienze musicali, cinematografiche e letterarie? Questo blog ti consente di trovare tramite un potente motore di ricerca dedicato le migliori recensioni e i link di musica, film e e-book... Pierolupo lavora per te!
Link & Review Research
Questo è un motore Google per la ricerca di recensioni e link, copia e incolla autore e titolo
This engine is a Google search for reviews and links, copy and paste title and author
venerdì 3 giugno 2011
Rick Wakeman – The Six Wives Of Henry VIII

Quasi non mi sento degno di commentare una tale opera!
Rick Wakeman è il più grande tastierista al mondo, forse a pari merito solo con Keith Emerson. La sua carriera pluritrentennale ha abbracciato un po' tutti i generi: dal progressive alla new age, dai tradizionali carrols natalizi alla musica classica. Ma di tutta l'ottima discografia di Wakeman non vi è dubbio che l'album migliore di tutti sia questo.
Questo lavoro è ancora privo di quella pomposità che caratterizzerà un po’ tutti gli album successivi. Niente orchestra, niente cantanti, solo il Mago e le sue tastiere. 'The Six Wives Of Henry VIII' è un'opera esaltante, frutto di un momento di grande ispirazione. Registrato nel 1972, lo stesso anno dell'uscita di 'Fragile' con gli Yes, 'Six Wives' è un concept album completamente strumentale in cui ogni canzone ha il nome di una moglie di Enrico VIII.
Si parte con Catherine of Aragon, in cui suonano praticamente tutti gli Yes. Questo pezzo è forse il più famoso di Wakeman e fa subito intuire come sarà l'atmosfera dell'album, ossia magniloquente e all'insegna del virtuosismo tastieristico (d'altronde non poteva essere altrimenti). Cori e chitarra acustica arricchiscono il pezzo. Più movimentata è Anne of Cleves, praticamente un lungo assolo di organo che dura oltre 7 minuti.
Catherine Howard è invece un lento ed è forse la canzone più bella dell'album: magnifico intro di pianoforte, begli stop di sintetizzatore e stupendo il folk suonato con l'harpsicord. Pura poesia. In Jane Seymour ritorna l'amore per Bach di Wakeman perché questa non è altro che musica classica con qualche intervento del synth.
Anne Boleyn "The day thou gavest Lord hath ended" è la traccia più prog del disco, con molteplici variazioni di tema e di ritmo e qui Wakeman si scatena. Catherine Parr è un altro brano memorabile dalle atmosfere epiche. Incredibile risulta la quantità di musicisti di cui si è servito Wakeman: Dave Winter, Steve Howe, Alan White, Bill Bruford, Chris Squire, Chas Chonk, Les Hurdle, Mike Egan, Dave Lambert, Barry de Souza, Ray Cooper, Frank Ricciotti, Dave Cousins.
Incredibile è anche il numero di tastiere che Wakeman ha usato: mellotron, moog, organo hammond, organo di chiesa, piano elettrico, pianoforte a coda, i vari synth e chi più ne ha più ne metta (d'altronde basta vedere la foto del retro della copertina, dove Wakeman ne è letteralmente circondato). Ma la cosa più incredibile è quello che il nostro fa nel corso dell'intero album. Registrare un album delo genere non dev'essere per niente facile. Anche la copertina è simpatica, con Wakeman che passeggia allegramente fra Enrico VIII e le sua mogli.
Non c’è che dire: questo album è veramente fantastico. (DeBaser)
Tracklist
Side A
"Catherine of Aragon" – 3:44
"Anne of Cleves" – 7:53
"Catherine Howard" – 6:35
Side B
"Jane Seymour" – 4:46
"Anne Boleyn 'The Day Thou Gavest Lord Hath Ended'" – 6:32 (Wakeman, E. J. Hopkins)
"Catherine Parr" – 7:06
http://www.myspace.com/search/Music?q=Rick%20Wakeman
http://www.mediafire.com/?cpe8c2icr79li60
Danny Boyle - 127 Ore

Un film di Danny Boyle. Con James Franco, Amber Tamblyn, Kate Mara, Clémence Poésy, Kate Burton, Lizzy Caplan, Treat Williams, Elizabeth Hales, Darin Southam, Norman Lehnert, Priscilla Poland, Fenton Quinn, Patrick Gibbs, Sean Bott, John Lawrence, Peter Joshua Hull, Tye Nelson, Pieter Jan Brugge, Jeffrey Wood, Rebecca C. Olson, Robert Bear, Luke Drake, Christopher K. Hagadone, Brad Johnson, Koleman Stinger, Bailee Michelle Johnson, Parker Hadley
Titolo originale 127 Hours. Avventura, durata 90 min. - USA, Gran Bretagna 2010.
Aron Ralston, 26 anni, entusiasta dello sport e della libertà, si concede una giornata di biking e trekking nel Blue John Canyon dello Utah. Sole, musica, paesaggi mozzafiato e un fortuito incontro con due belle escursioniste che si prestano a tuffi e risate: cosa chiedere di più? Tornato solo, però, scendendo un crepaccio, Aron smuove inavvertitamente un masso vecchio di milioni di anni e si ritrova immobilizzato, con un braccio bloccato tra questo e la roccia, praticamente senza cibo né acqua. Sopravvivrà 5 giorni in condizioni fisiche e psicologiche gravissime, arrivando, per liberarsi, a segarsi il braccio con un coltellino.
Da sempre Danny Boyle intende il cinema come uno sport estremo. Nel bene e nel male, piaccia o faccia storcere il naso, questo è il suo credo, la sua marcia. In passato, però, dopo l’incontro magico con l’immaginario di Irvine Welsh, si è spesso arrabattato per far coincidere il ritmo e il senso dei racconti con quello della sua visione e della sua macchina da presa, forzando la mano e scadendo volentieri nel virtuosismo gratuito e grezzotto.
La vicenda reale di Aron Ralston ha offerto, invece, al regista inglese ciò che attendeva da tempo (o forse eravamo noi ad attenderlo più di lui), vale a dire pane per i suoi denti, cibo per la sua mente. Boyle ri-immagina, infatti, l’esperienza estrema di Ralston con i ralenti e le accelerazioni, le soggettive impossibili e i raddoppi di formato (la telecamerina, come in The Beach) che tanto gli piacciono, ma anche con un pudore e una pulizia che non eravamo pronti ad attribuirgli.
Come il protagonista sfida se stesso e le possibilità del proprio corpo, traendone godimento, è evidente che il regista risponde con sicuro piacere alla sfida di costruire un film d’azione con un attore che non può muoversi. Eppure non è né questo, né il facile rovesciamento tra il sovraffollamento umano ritratto nelle immagini d’apertura e il vuoto che imprigiona il ragazzo in seguito o tra il caldo delle immagini cinematografiche e il freddo del testamento affidato al video, ad incollarci al film. Piuttosto è l’idea espressa in una frase dettata dal delirio, e cioè che quella pietra aspettasse Aron da quando è nato e che tutta la sua vita non fosse stata che una preparazione a quel giorno, che racchiude un’idea di cinema forte ed emozionante e fa sì che i flashback e le allucinazioni abbiano un’anima e che l’agire del nostro pensiero e quello del cinema tornino qui ad incontrarsi senza forzature, in nome di una somiglianza naturale.
Senza cadere nella recitazione del dolore, James Franco dà una bella prova del proprio talento, riuscendo col solo primo piano a costruire un personaggio pieno di contraddizioni, dalla straordinaria forza d’animo.
Al termine di un’esperienza cinematografica come questa si perdona al regista anche un finalissimo inutile, fuori stile e fuori luogo. (MyMovies)
http://www.fileserve.com/file/39sXzEk
Aaron Ralsoton - 127 Ore (2004)
Se non bevo ogni pochi minuti mi sento debolissimo e svuotato di energia. Devo trovare il modo di sfruttare al meglio la mia riserva. Mi viene in mente qualcosa che ho letto tempo fa su una rivista specializzata. Parlava dei Tarahumara, un'antica tribù messicana che vive in una zona montagnosa e desertica. Si diceva che i guerrieri fossero in grado di correre fino a 80 chilometri al giorno senza portare con sé alcuna scorta di acqua. Il loro segreto era quello di camminare riempiendosi la bocca d'acqua alla partenza di una delle loro maratone nel deserto, senza mai ingoiarla. Questo assicurava che l'umidità continuasse a irrorare i polmoni anche per ore. Mantenendo un ritmo che non li facesse sudare, erano in grado di ridurre al minimo la disidratazione. Penso che valga la pena provare. Mi riempio la bocca e riprendo a camminare. Mi accorgo, incredibilmente, che la cosa funziona. Ora riesco anche a respirare meglio e sento di faticare molto meno rispetto a prima. Ho trovato il modo di conservare il più a lungo possibile la mia preziosa riserva di acqua al brandy.
La storia di Aron Ralston, ingegnere americano e scalatore per passione, ha qualcosa di straordinario e leggere la sua autobiografia ci mette di fronte al reale significato di istinto di sopravvivenza. 127 ore è diventato anche un film con James Franco candidato a cinque premi Oscar. Il 26 aprile del 2003 Aron Ralston rimane intrappolato in un canyon con un masso pesante quasi un quintale che gli blocca il braccio destro su una parete di roccia. Aron Ralston è un escursionista esperto, vive la montagna e le arrampicate da quando è un ragazzo. Ma questa volta ha commesso un terribile errore. Non ha informato nessuno della sua destinazione. E per questo motivo nessuno potrà correre in suo soccorso. Inizia una lunga convivenza con il dolore, la sete e la fame. Con il freddo che dinotte non gli concede tregua. Aron ha con sé un'ottima attrezzatura da escursione, una mini videocamera e una macchina fotografica digitale. Uno zaino da tre chili che non abbandonerà mai e che risulterà importantissimo per la sua sopravvivenza. La telecamera e la digitale diventano il diario di bordo di Aron, un materiale indispensabile per la perfetta ricostruzione di questa incredibile avventura. Un uomo intrappolato da una natura più forte, deve scegliere la giusta "opzione" per salvarsi la pelle. I tentativi di Aron di sgretolare il pesante masso che gli blocca il braccio destro e gli sforzi impiegati per spostarlo si risolvono in un niente di fatto. Intanto il suo organismo diventa sempre più debole, denutrito e disidratato. Anche se in alcuni frangenti soffrirà di allucinazioni, sarà proprio la sua lucidità, la sua razionalità nei momenti più critici a salvargli la vita. Forse la sua formazione scientifica ha avuto la meglio. C'era da prendere in considerazione quale opzione poteva liberarlo dal masso. Se non porprio tutto il suo corpo la maggiorparte di esso. L'auto-amputazione del braccio è stata la sua decisione finale. Hanno fatto il resto il suo coraggio, la sua bravura come scalatore (con un braccio amputato deve compiere una discesa di due ore) e la tempestività dei soccorsi. Le pagine sono dense, non accusano cedimenti, sei giorni di battaglia tra l'uomo e la roccia, un protagonista che vince la sua sfida.
Fabio Brivio – Trovare Su Internet
Come raggiungere l'informazione che interessa senza "impigliarsi" nella Rete: la nuova edizione aggiornata di "Trovare su Internet" permette di conoscere gli strumenti per porre le domande giuste nel modo e nel posto giusto. Ricerche per soddisfare ogni necessità, dalle mappe ai gruppi di discussione, dai libri alle immagini: il modo migliore per trovare ciò che si cerca in maniera rapida ed efficace.
Maria Venturi - Addio E Ritorno
Virginia ricerca il successo nel cinema per riscattarsi da una esistenza segnata da povertà e sopraffazione, Francesco è il rampollo di una nobile e ricchissima dinastia di industriali: tutto divide i due protagonisti del romanzo che vivono tra laceranti incomprensioni un amore senza futuro. Ma con un drammatico colpo di mano il caso stesso li unisce, costringendoli ad affrontare insieme un doppio sequestro di persona.
Maria Venturi – L’amore Stretto
Vivere contro. Combattere i fantasmi del passato. Laura è dominata dal demone di un duplice amore: l'affetto di figlia "intossicata dai rancori" e la passione di donna che vuole disperatamente vincere la sfida dei sentimenti. Nella sua giovinezza si susseguono colpi di testa e scelte rovinose, che sembrano farne una fragile replicante del triste destino materno... Ma ecco sopraggiungere, inaspettato [leggi tutto ...] e prepotente, Marco. E con lui l'amore. E' l'ultima, decisiva scommessa per affrancarsi dal passato e riscattare il futuro.
mercoledì 1 giugno 2011
Valerie Tasso – Diario Di Una Ninfomane
Prigioniera di una profonda solitudine e incapace di comunicare con il mondo esterno, fin dall'adolescenza la protagonista sceglie di esprimersi vivendo una sessualità estrema, frenetica, concedendosi a numerosi amanti spesso sconosciuti. L'autrice sembra non temere nulla, desidera con tutte le sue forze rompere la barriera di incomunicabilità che l'imprigiona, usando il sesso, accettando di vivere qualunque esperienza. Dopo un tracollo finanziario sceglie di diventare una prostituta d'alto bordo per un'agenzia i cui clienti sono politici, avvocati, imprenditori.
Christian Molina - Valerie Diario Di Una Ninfomane
Un film di Christian Molina. Con Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Llum Barrera, Geraldine Chaplin, Angela Molina, Pedro Gutiérrez, José Chaves, Jorge Yaman, Antonio Garrido, Jaume García Arija, David Vert, Xavi Corominas, Judith Diakhate, Natasha Yarovenko, Laura De Pedro, Mariona Tena, Yanik Parra, Carlota Frisón, Mariana Espósito, Alba Ribas, Bastian Ckateau, Santi Monreal, Nilo Mur, Juan Carlos Claros, Ester Aira, Laura Gil, Miko Jarry, Ferran Lahoz, Óscar García, Carlos Olalla, Chesu Puente, Jemi Paretas, Félix Mata. Drammatico, durata 95 min. - Spagna 2008.
Valérie Tasso scopre il sesso a 15 anni. Nel momento in cui si avvicina ai trenta è affamata di sesso e non esita a definirsi ninfomane. Confida le sue pulsioni alla saggia nonna che la invita a non frustrare il desiderio ma anche a riuscire a comprendere il senso di solitudine che lei tenta di rimuovere. Dopo la morte della nonna, perso il lavoro, Valérie ne cerca uno nuovo. Incontra così Jaime, un uomo romantico che, per la prima volta, la fa sentire innamorato. Tutto procede per il meglio fino a quando…
Bisogna utilizzare i puntini di sospensione quando si riferisce di un mélo perché qualsiasi ulteriore informazione potrebbe rovinare l'attesa degli eventi. Valérie Tasso non è un personaggio immaginario. È una donna colta di 37 anni che ha scritto un libro sulla sua vita sessuale di francese che vive a Barcellona. Il libro ha fatto scalpore perché lo stile della narrazione non era né quello pedopruriginoso alla Melissa P. né freddo e paraginecologico come tanta pubblicistica che negli anni recenti ha occupato gli scaffali delle librerie. La Tasso ha mescolato desiderio, passione e sofferenza nelle sue pagine e altrettanto fa Molina tanto che ci si può chiedere se sia possibile fare un film romantico basandosi su una perversione. La risposta è sì perché la sceneggiatura, sfruttando l'iniziale rapporto con la nonna (una Geraldine Chaplin finalmente fuoriuscita dagli horror) inserisce il tema della soddisfazione delle pulsioni come rimedio a un profondo senso di solitudine.
Gli uomini, così ‘necessari' per l'eros, non fanno una bellissima figura nel film. A partire da Jaime, l'amore romantico (ma dalla eiaculazione precoce) che si trasforma inopinatamente in un pericolo. Per il resto non c'è nulla di più trasgressivo (anzi) di quanto non si possa vedere nella serie tv Satisfaction. Il problema è semmai dato dall'eccessiva enfasi della colonna sonora che, in più di un'occasione, trasforma quella che avrebbe potuto essere una cronaca partecipe di un percorso femminile nella sessualità in un feuilleton quasi d'altri tempi. Un suggerimento: non lasciate la sala all'inizio dei titoli di coda. C'è ancora una sorpresa.
Valerie Tasso – Paris La Nuit
Giunta a Parigi per iscriversi all'Istituto di lingue orientali, ospite di un'amica lesbica che nasconde più di un segreto, Valérie ben presto conosce Pipo, un enigmatico tassista che le svela angoli nascosti e inimmaginabili della città che non compaiono su nessuna guida turistica. Valérie viene coinvolta in intense nottate hard tra orge sadomaso e sedute con prostitute e travestiti, e racconta tutto ciò che vede trasformandosi in una sorta di cronista-voyeur. Esperienze forti, sul filo del feticismo e della perversione, che la costringono a rimettere in discussione la propria identità sessuale. Un racconto autobiografico che si legge come un romanzo.
Valerie Tasso - L'antimanuale Del Sesso
Di sesso si parla troppo e male. Ogni giorno i mass media ci propinano ricette per diventare amanti migliori, ci promettono le "chiavi" per risolvere i nostri "problemi sessuali". Il risultato, però, non è altro che un proliferare di stereotipi e schematismi che si allontanano dall'esperienza quotidiana di ognuno e con cui fatichiamo a rapportarci. Perché? La risposta di Valérie Tasso è che tutte queste voci non parlano realmente di sesso, ma ripetono a pappagallo un discorso normativo sul sesso, dettato dalla morale scientifica, religiosa, economica, politica - allo scopo di imporci modelli omologanti, una trappola per il controllo sociale. La sessualità della persona non è riconducibile a un generico manuale d'uso e consumo. Di qui la necessità di un pratico "antimanuale". Con spregiudicatezza e ironia, l'autrice utilizza la propria esperienza sul campo per smentire uno per uno i luoghi comuni assimilati, e per arginare la fiumana di parole intesa a reprimere la nostra natura e a soffocare la nostra individualità.
Cranes - Particles & Waves
L'esordio edged experimental del demo tape "Fuse" (1988) è lontano non soltanto in termini temporali; l'incontro con i Cure (nel momento di massima espansione commerciale di costoro) ha indiscutibilmente segnato in profondità l'impronta strutturale delle songs di Alison e Jim Shaw, ma anche "Forever" e il successivo "Remix" sono lontani.
Ceduto definitivamente lo scettro di "successori dei Cure" a quanto pare ai Placebo, (per ammissione dello stesso Smith), i Cranes tornano, dopo un buon album neo-indie come "Future Songs" fatto di canzoni atmosferiche e glaciali e voce calda al punto giusto, più strutturato e concettualmente integrato come tutti i loro lavori del precedente "Population 4" dando alla luce un album che ancora una volta svela le qualità liriche e compositive di Ali e Jim Shaw, nonchè la loro lungimiranza: compreso che lo State of the Art del pop ha il baricentro spostato da Miranda Sex Garden/Cocteau Twins verso l'elettronica nordica di Sigur Ros et al, e consapevoli del medesimo background dream pop, i Cranes firmano con "Particles And Waves" un album perfettamente in linea con l'impronta minimalista suggerita dal titolo; ancora un album concept di impronta scientifica (analogamente a "Self-Non-Self") come sempre sospesi tra electro e dream pop, in questo caso rinunciano alla maestosità di pezzi come "Future Song" o "Paris And Rome" e all'influsso soft drum'n'bass di "Don't Wake Me Up" e lasciano che la potenza del suono ceda il terreno alla delicatezza elegante e alla levità dell'impasto suono-voce.
Emblematica "Vanishing Point" in cui sembra quasi di sentire i Garbage alle prese con un arrangiamento electro-glitch alla Mum di "Weeping Rock Rock" spezzato in due momenti, spaziale ed effettato (si sentono nella prima parte suoni ambient registrati en plain air) o nelle sonorità siderali di "Particles And Waves" e "Astronauts". "Here Comes The Snow" riporta alle aperture orchestrali tipiche del trio di Portsmouth, batteria metronomica e alienante, chitarre in apparenza rilassate, ma in realtà contorte e dark-waved creano un sound che gradualmente diviene clangore post-indstriale ma confinato sempre sullo sfondo, all'estremo opposto "K76" tocca il vertice etereo e sognante, regalandoci forse il gioiellino pop di questa raccolta.
In conclusione, un concept sull'infinitamente piccolo intriso di riferimenti all'arte e alla letteratura (la cover e l'intero artwork sono ispirati allo "Snowflake" di Von Cock) nonchè un piccolo (quasi) gioiello di ethereal pop.
Non siamo in Islanda e le gru si stagliano ancora (e meno male) all'orizzonte di Portsmouth a ricordare la presenza dell'industrializzazione: attorno all'usuale fulcro consistente nello stridente paradosso tra neo-classicismo bucolico e avantgart alla Young Gods, Bad Seeds e Neubauten si sviluppa anche il sesto album del miglior gruppo albionico di space pop etereo. (DeBaser)
Tracklist
1. Vanishing Point
2. K56
3. Every Town
4. Here Comes the Snow
5. Particles & Waves
6. Avenue A
7. Astronauts
8. Far From the City
9. Streams
10. Light Song
http://rapidshare.com/files/115697671/Cranes_-_Particles___Waves.rar
Eleonora Giovannini - Stop. Testimonianza Di Una Vittima Di Stalking
Lo stalking consiste in una serie di condotte persecutorie e in un atteggiamento di grave interferenza nella vita di una persona, provocandole un insieme, spesso variegato e molto grave, di conseguenze indesiderate, che possono degenerare in vere e proprie patologie psicologiche, e non solo, per la vittima dello stalking. "Stop" - Testimonianza di una vittima di stalking" vuole essere un invito, uno sprone a tutte le donne a non arrendersi, a non soccombere, a non avere mai paura, a non rinunciare alla propria libertà.
Maria Venturi - Il Rumore Dei Ricordi
Linda, trentotto anni, divorziata due volte, è madre di un adolescente e ha in affido un piccolo cileno che il tribunale è deciso a portarle via. Matteo ha trent'anni: è uno scapolo di bella presenza, ottima posizione e felicemente fidanzato. Lei è anticonformista, estroversa, pasticciona. Lui è razionale, sicuro, organizzato, ed è il suo "capo". Diventano amanti in occasione di un viaggio di lavoro [leggi tutto ...] sulla Costa Azzurra, e non ci vuole molto perché si innamorino. Ma non hanno fatto bene i conti con le difficoltà che dovranno affrontare...
Andrea Camilleri - Un Sabato Con Gli Amici
Quando il passato presenta i suoi conti. Le vite di Matteo, Gianni, Giulia, Anna, Fabio, Andrea e Renata detta Rena sono tutte vite segnate. Fin dall'infanzia, con traumi profondi che scuotono l'anima oppure vanno a interrarsi in certe zone segrete della coscienza, e dalla giovinezza che ci aggiunge il suo carico di turbamenti, di rivolte, di affermazioni di sé. Sembrerebbe che gli anni della prima maturità possano portare un inizio di pacificazione, se non altro perché le vite sembrano incanalate nei loro binari borghesi e le coppie si sono stabilizzate, ma non è così. Non è affatto così; anzi, è proprio il contrario: l'età matura è il momento giusto perché i nodi vengano al pettine, gli elementi psichici si combinino apposta per precipitare, per esplodere come una miscela assai temibile con la quale un alchimista improvvido abbia giocato troppo a lungo e con troppa fortuna. Decisamente, questo romanzo è anomalo nella produzione di Andrea Camilleri. Lo è da subito, dalla prima lettura che ci propone una lingua secca, affilata, che non cede all'espressività del dialetto né ad alcuna di quelle varie forme di pietas che spesso si ritrovano nella prosa dello scrittore e che sotto forma di ironia, tenerezza, comprensione per le umane debolezze intervengono a lenire anche le situazioni più dure e crudeli. Qui invece non c'è possibilità di fuga o di nascondimento. Ogni personaggio è consegnato alla sua dannazione e alla deriva inesorabile delle sue azioni.
Per capirci qualcosa:
In una sera di un anno qualunque, sette situazioni personali si ritrovano per un qualche oscuro motivo in un appartamento dove accade qualcosa. Questo qualcosa è l’episodio centrale di quella che non potremo definire una vera e propria storia, e si dipana nell’arco di 142 pagine composte di brevi scene che riguardano i sette soggetti.
Il lavoro prende avvio con la descrizione di sette infanzie, una alla volta, ma i personaggi restano innominati, connotati soltanto attraverso le azioni e l’ambientazione delle scene che li vedono attori. Osserviamo i sette piccoli protagonisti in una successione di brevi spezzoni – quasi frammenti cinematografici ad otto millimetri - attraversare delle esperienze negative che saranno significative per la loro esistenza futura, e ci si chiede, con una punta di sgomento, se il libro procederà così fino alla fine. Sì, questo schema cambierà poco: nel procedere dell’intreccio i sette saranno descritti attraverso episodi dell’età adolescenziale e adulta, utilizzando salti temporali che talvolta renderanno la lettura un esercizio piuttosto stancante.
Sin dalla giovinezza i sette “nomi” instaurano relazioni che andranno intrecciandosi nella vita adulta, talvolta con effetti anche deleteri. Il lettore avrà in mano gli elementi per ricomporre il puzzle soltanto a un passo dal fulcro del narrato, che arriva intorno alla settantacinquesima pagina. Da lì in poi sarà possibile intravedere più compiutamente il senso della situazione che si sta prefigurando. Sette nomi sono tanti da gestire, ancor più se l’Autore decide di caratterizzarli soltanto attraverso connotazioni. L’effetto generale di questa strategia narrativa è quello di mantenere il lettore distante da ognuno dei protagonisti ed il tentativo dello scrittore di rappresentare i personaggi quasi esclusivamente attraverso dei dialoghi, che in realtà sono delle conversazioni, non aiuta in tal senso.
La scelta di Andrea Camilleri di narrare affidandosi ad uno schema narrativo principalmente dialogico – oltretutto narrato al tempo presente – è nata sicuramente dalla volontà di mantenere l’impianto narrativo a un livello mimetico, vale a dire il più vicino possibile alla rappresentazione reale (quasi si trattasse di una pièce teatrale, o di una sceneggiatura televisiva adattata a racconto lungo).
Il linguaggio, scevro da fusioni dialettali, asciutto, chiaro e diretto ci conduce in atti erotici o nefandi senza mezzi termini, con un effetto coinvolgente che testimonia la grande abilità linguistica dello scrittore forse non proporzionatamente sostenuta da uno schema narrativo adeguato allo sforzo intrapreso.








