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domenica 13 novembre 2011

Sophie Kinsella - Ho il tuo numero (2011)

Ho il tuo numero

Cosa accade se ti scippano il telefonino e tutta la tua vita è lì dentro? Ti senti persa, naturalmente. È quello che capita a Poppy, una scombinata fisioterapista prossima alle nozze con un affascinante docente universitario. Proprio quando il telefono le serve per una faccenda a dir poco urgente! Perché tra le altre cose, nel bel mezzo di una festa con le amiche ha appena perso il suo prezioso anello di fidanzamento, uno smeraldo come non ne ha mai visti nella sua intera esistenza. Poppy è nel panico, e mentre cerca affannosamente l'anello perduto cosa vede in un cestino dei rifiuti? Un cellulare nuovo di zecca che sembra aspettare proprio lei. È un attimo. Ed è suo. Non può permettersi il lusso di rimanere scollegata, non in questo momento. Ma di chi è quel telefono? E a cosa si riferiscono gli strani messaggi che riceve? Poppy non ha il tempo di farsi troppe domande. Ha un anello da ritrovare, un matrimonio da organizzare e qualche cosuccia in sospeso con i suoi futuri suoceri. Ma non sa che quel telefono e lo sconosciuto con cui si troverà a condividerlo le metteranno a soqquadro la vita...

sabato 12 novembre 2011

Matt Reeves - Cloverfield

Locandina Cloverfield

Un film di Matt Reeves. Con Lizzy Caplan, Jessica Lucas, T.J. Miller, Michael Stahl-David, Mike Vogel, Odette Yustman, Anjul Nigam, Margot Farley, Theo Rossi, Brian Klugman, Kelvin Yu, Liza Lapira, Lili Mirojnick, Ben Feldman, Elena Caruso. Azione, Ratings: Kids+13, durata 85 min. - USA 2008. New York, una sera come tante altre. Un gruppo di amici organizza una festa a sorpresa, tutto sembra tranquillo, finché un boato fa tremare le pareti della casa in cui si svolge il party ed il cielo si illumina a causa di forti esplosioni. Non è un terremoto, né un attentato ma qualcosa di molto meno prevedibile… Colossale operazione di marketing o film incredibilmente innovativo? Per mesi, e per la prima volta, in un mondo nel quale le notizie e le indiscrezioni viaggiano alla velocità della luce, una fitta coltre di nebbia ha avvolto il progetto Cloverfield e già il fatto che ben poche informazioni siano trapelate dal fortino costruito da J.J. Abrams e da Matt Reeves (il vero regista del film, elemento di cui in molti tendono a dimenticarsi) è da considerarsi un mezzo miracolo. Altrettanto sorprendente è il fatto che, alla prova dei fatti, Cloverfield dimostri un tasso di innovazione sensibilmente superiore alla stragrande maggioranza dei concorrenti . È un "disaster-movie", certo, ovvero appartiene ad un genere vecchio come il cinema, ma nei suoi 85 minuti di durata offre sufficienti sorprese e idee per garantirsi un piccolo spazio nella storia della settima arte. L'idea di girare l'intero film con la camera a mano, che segue i protagonisti minuto per minuto alla scoperta della catastrofe che avviene sotto i loro occhi ma di cui essi stessi si rendono conto poco per volta, è davvero azzeccata. Una scelta così radicale è rischiosa, ma il senso di immedesimazione ottenuto è totale, con annessi vantaggi (l'effetto sorpresa è davvero tale) e svantaggi (le oscillazioni della camera rischiano a volte di dare il voltastomaco). Dopo un inizio alla camomilla, utile per introdurre i protagonisti, il ritmo cresce a velocità vertiginose: i realizzatori però giocano col pubblico, nascondono le carte, celano nell'oscurità i mostri e lasciano la porta aperta alla fantasia e all'immaginazione dei fans. Se non fosse un film infatti, Cloverfield sarebbe un perfetto episodio "pilota" per una serie televisiva di successo, caratterizzata, magari, da una sceneggiatura con moltissimi colpi di scena (ogni riferimento a Lost non è puramente casuale).
La presenza di un cast di nomi poco noti segue la linea di basso profilo scelta dal regista e l'identificazione in uno dei partecipanti alla festa che passa dalla gioia all'incubo ne trae giovamento. La messa in scena è asciutta ed essenziale e la brevità del film permette il quasi azzeramento dei tempi morti. In un momento nel quale agli incassi che arrivano copiosi spesso non corrispondono pellicole davvero meritevoli di ottenerli, Cloverfield dà una salutare scossa a un genere che da troppo tempo cristallizzato e schiavo degli effetti speciali: se a questo primo passo, altri ne seguiranno, solo il tempo darà risposta.

Il voto di Pierolupo: 2/5
Disaster/monster movie davvero deludente, riprese da una telecamera per 85 minuti da mal di testa. Niente trama, il solito mostro come sempre abbastanza stupido, i soliti eroi che non abbandonano mai la telecamera neanche quando stanno per morire. Unica nota positiva il realismo di come viene dipinta la gente quando scappa. Di peggio era difficile fare.

venerdì 11 novembre 2011

Philippe Le Guay - Le donne del 6° piano

Locandina Le donne del 6° piano

Un film di Philippe Le Guay. Con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke, Carmen Maura, Lola Dueñas, Berta Ojea, Nuria Solé, Concha Galán, Marie-Armelle Deguy, Muriel Solvay, Audrey Fleurot, Annie Mercier, Michèle Gleizer, Camille Gigot, Jean-Charles Deval, Philippe Duquesne, Christine Vézinet, Jeupeu, Vincent Nemeth, Philippe Du Janerand, Patrick Bonnel, Laurent Claret, Thierry Nenez, José Etchelus, Jean-Claude Jay, Joan Massotkleiner, Ivan Martin Salan. Titolo originale Les Femmes du 6ème ètage. Drammatico, durata 106 min.- Francia 2011.

Parigi, 1960. Jean-Louis Jobert conduce la sua piatta vita di esperto finanziario vivendo con la moglie Suzanne e ricevendo ogni tanto la visita dei due figli mandati a studiare in collegio. Nella soffitta (definirla mansarda costituirebbe un eufemismo) vive un gruppo di donne spagnole spesso maltrattate dalla portinaia. Jean-Louis non si cura di loro fino a quando la vecchia governante non si licenzia per divergenze con Suzanne. Viene assunta la nipote di una delle iberiche, Maria, appena arrivata da Burgos. Jean-Louis comincia ad interessarsi a lei e, per traslato, alla vita delle sue compatriote che decide di aiutare nelle loro difficoltà quotidiane.
Il cinema francese ha, tra le qualità che anche i più ostinati detrattori non possono non riconoscergli, quella di saper portare sullo schermo commedie la cui apparente leggerezza si rivela tale da farle apprezzare dal pubblico più vasto ma che, osservate con attenzione, si rivelano più significative di quanto non appaia a un primo sguardo superficiale. Quando poi si hanno a disposizione lo sguardo e il sorriso di un attore come Fabrice Luchini il gioco risulta ancora più facile. Perché non sono moltissimi gli attori che, come lui, sanno offrire con un rapido cambio di espressione la sensazione di una vita spesa nella più banale delle routine nel momento in cui intravede la possibilità di un cambiamento radicale. Basti ricordare, tra i film giunti in Italia, Confidenze troppo intime di Patrice Leconte. Sullo sfondo di questa storia di progressiva conoscenza reciproca (che nasce da un bisogno di condividere piccoli sprazzi di ordinaria umanità fra culture diverse e solo successivamente si trasforma in amore) si muove la Storia. Quella di una Spagna da cui si fugge perché il franchismo domina e quella di una Francia gollista in cui si può divorziare ma in cui regna il più ammorbante dei conformismi in ambito borghese. Osservate Sandrine Kiberlain nei suoi completi e perfino nelle sue camicie da notte sempre ispirate a un decoro formale in cui l'apparenza finisce con il costituire l'unica sostanza e avrete un ritratto perfetto di un'epoca a cui il tanto vituperato '68 avrebbe almeno dato una scossa.

Il voto di Pierolupo: 4/5
Splendido questo film. E’ un piccolo gioiellino di commedia fresca e semplice ma acuta. Insomma, ho riso e ho anche riflettuto, sono soddisfatto. E' davvero possibile cambiar vita ad una certa età? C'è un momento per riscoprirsi giovani e per riscoprire la voglia di vivere? Sicuramente ciò è sempre possibile, bisogna sapersi mettere in gioco e rinunciare ai privilegi raggiunti.

Ossola Franco, Tavella Renato - Il romanzo del Grande Torino (1994)

Il romanzo del Grande Torino. La storia esaltante di una memorabile e irripetibile squadra di calcio e dei suoi campioni che il fato ha trasformato in leggende

4 maggio 1949: precipita sulla collina di Superga l'aereo su cui viaggiavano i calciatori del grande Torino. Sgomento e dolore negli italiani. Con la terribile sciagura scompaiono gli uomini, ma le loro gesta divengono subito leggenda. La storia della mitica squadra che ci fece sognare e soffrire in un periodo particolarmente difficile per il Paese viene riportata in vita in queste pagine esaltanti con autentico entusiasmo e comossa partecipazione. Dopo avere raccolto materiale di ogni genere e soprattutto dopo avere ascoltato, custodito e confrontato tante diverse narrazioni, i due autori di questo volume l'hanno ricostruita con dovizia di particolari umani e sportivi, attenti a descrivere le singole memorabili personalità. La nascita della squadra, la lungimiranza del Presidente Novo nell'acquisto di tanti prestigiosi fuoriclasse, il successo e le vittorie nei campionati italiani fino al tragico epilogo del '49 vengono ripercorsi da chi ha condiviso la magia prima e il dolore poi di un capitolo fondamentale del calcio e del costume italiani.

Nicolai Lilin - Il respiro del buio (2011)

Il  respiro del buio

"Il respiro del buio" comincia con un viaggio in treno, alcune centinaia di chilometri che sanciscono l'ingresso in una nuova vita. Il servizio militare in Cecenia è finito, è tempo di tornare, ma per il protagonista la parola ritorno ha perso significato. È un altro uomo quello che arriva alla stazione di Bender, e un'altra è la città che lo accoglie: identica a un primo sguardo, eppure diversa. Rinchiuso nel suo appartamento, solo con le sue armi importate illegalmente dalla Cecenia, Nicolai vive il suo "dopoguerra" di solitudine, ansia, paura. E, soprattutto, odia. Odia gli edifici, le strade, l'umanità "pacifica" che gli appare fasulla, intollerabile nella sua pretesa di civiltà. Per provare a fare i conti con le atrocità subite e commesse, decide allora di intraprendere un nuovo viaggio, verso il luogo che rappresenta l'unico ritorno possibile: la Siberia. Immerso nella natura, nel silenzio, guidato dalla saggezza del nonno, sembra trovare una vita semplice e quieta. Ma un passato così pesante non si cancella con il silenzio, e neppure con la determinazione, e quella che sembra una possibilità di riscatto può rivelarsi in ogni momento una trappola che inverte la corsa e riporta al punto di partenza. Così, può succedere che un impiego in una ditta di sicurezza privata a San Pietroburgo si trasformi in una nuova guerra, più nascosta e apparentemente meno violenta rispetto a quella combattuta in divisa, eppure, se è possibile, ancora più pericolosa. Una guerra che fa le sue vittime nelle strade e nelle piazze...

Andrea Camilleri - La setta degli angeli (2011)

La setta degli angeli

"Tutto d'invenzione è il rustico paesotto: il paesaggio remoto, le otto chiese (sette per gli abbienti, una per i contadini), il Circolo litigioso e scalmanato; le scivolose segretezze, le vacanterie escandescenti di angusti e scaduti puntigli, le aggressioni sbagliate fatte in nome dell'onore, la foia atroce di un brigante dal nome biblico, l'astio e le divisioni tra bassa aristocrazia di campagna, professionisti borghesi, massari, campieri, nullatenenti. Assolutamente vera è invece la faccenda, testimoniata da Filippo Turati e da Don Luigi Sturzo. E personaggio storico è il protagonista Matteo Teresi, avvocato dei poveri e dei deboli; e giornalista, che la sua animosa attività di denuncia nutre di socialismo umanitario. Un fremito, un rimbombo, un intollerabile fracasso investe il villaggio. Si teme un'epidemia di colera. Corre l'anno 1901. Per un susseguirsi sbrigliato di equivoci, si crede al contagio. A un'invasione del Maligno. Nelle chiese si raccolgono e si mescolano le classi sociali. I preti, tutti, tranne quello della parrocchia dei poveri, svampano dai pulpiti sulle teste dei fedeli spauriti. Colgono l'occasione e infamano Teresi. Lo accusano di essere un sovversivo: in lega con il diavolo, nelle sue battaglie laiche. Viene indetta una crociata d'espiazione contro 'il diavolo sotto forma dell'avvocato', che attenta all'ordine sociale e all'unità sacra delle famiglie per dar luogo a una nuova Sodoma e a un'altra Gomorra." (Salvatore Silvano Nigro)

giovedì 10 novembre 2011

Brizzi Enrico - Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994)

Jack Frusciante è uscito dal gruppo

Questo romanzo, scritto da un autore diciannovenne, racconta il mondo sommerso e inquieto dei giovani nati nella seconda metà degli anni Settanta ed è una specie di "affresco italiano" sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il protagonista è un diciassettenne che ama i Pistols e i Red Hot Chili Peppers e, soprattutto, una ragazza che frequenta il suo stesso liceo.

Andrea Gallo - Il vangelo di un utopista (2011)

Il Vangelo di un utopista

"Il Vangelo è vita, è liberazione, è il gusto e il rischio della vita". Partendo dal concetto di utopia di Eduardo Galeano, don Andrea Gallo ci spiega: "Quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l'utopia è trecento metri più in là. Per questo ti dici: "Allora è veramente irrealizzabile". Invece no, perché c'è un aspetto positivo, che si sta camminando, e l'utopia si realizza strada facendo". Nel portare da oltre cinquant'anni il messaggio di Gesù, sempre sulla strada, sul marciapiede, sempre in mezzo agli ultimi, don Gallo ha messo insieme i suoi sei personalissimi Vangeli. Il primo è il messaggio che tutti, credenti e non credenti, possono cercare la verità costruendo un'unica grande famiglia umana. Il secondo è la Pace, la giustizia verso i più poveri, i senza dignità, non come frutto della carità-elemosina, ma del riscatto storico e della giustizia. Il terzo è appunto l'utopia, perché Gesù è nell'orizzonte della speranza del regno. Il quarto è la sobrietà, primo passo verso la solidarietà; il quinto, la Costituzione della Repubblica italiana, che è democratica, laica, antifascista, "e non è un optional, l'antifascismo, per nessun cittadino". L'ultimo è il "vangelo" lasciatoci da Fabrizio De André ed Ernesto Balducci, i quali ci dicono che "l'unica strada possibile è incarnarsi nella vita dei poveri e degli esclusi, non per essere travolti e abbassati, ma per vivere insieme a loro". Prefazione di Loris Mazzetti.

mercoledì 9 novembre 2011

Ben Davis & The Jetts And Des Ark - Battle Of The Beards

Battle Of The Beards

Ben Davis and the Jetts play the first half of this album with churning, drum-heavy rock that is pretty solid. “Election Protection” is the strongest track, rising above the rest with the most recognizable melody. The other songs resist being too catchy, or rocking too hard. Many of Davis’s older tunes get better treatment in a live setting, and perhaps that’s the case here. The production makes these songs feel a little hemmed in. Still, make no mistake, Davis and Co. start off the record right. Des Ark (a.k.a. Aimee Argote)‘s songs have very lengthy and misleadingly funny titles. Her music is dark and emotive, her voice somewhere between Chan Marshall’s breath and Joanna Newsom’s curl. Her first song, “Eloise”, is a quiet acoustic ballad and the best of her set. It is when Ben Davis and Des Ark get together for the last two tracks that it becomes clear what Argote needs. Anchored by the Jetts, Argote’s voice shines and the songs pop, picking up the plodding nature of the Des Ark tunes. Together, Davis and Des Ark might craft a compelling album; perhaps that is the next step.

Tracklist
1. Clash It Eseguito da: Ben Davis & the Jets
2. Election Protection Eseguito da: Ben Davis & the Jets
3. Nine of Ya Eseguito da: Ben Davis & the Jets
4. Gorilla Bot Eseguito da: Ben Davis & the Jets
5. Last Drive Eseguito da: Ben Davis & the Jets
6. Eloise Eseguito da: Des Ark
7. If by "Gay" You Mean Tota Eseguito da: Des Ark
8. Lord of the Ring and His Eseguito da: Des Ark
9. The Fall of the Skorts Eseguito da: Des Ark
10. The Subtleties of Chores Eseguito da: Des Ark
11. Brientology Eseguito da: Ben Davis & the Jets
12. Sell the Boat Eseguito da: Ben Davis & the Jets

http://www.myspace.com/desark

Amélie Nothomb - Né di Eva né di Adamo (2008)

Né di Eva né di Adamo

Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell'incandescente universo dell'amore. Ma l'emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l'autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell'infanzia.

Fedele alla sua scelta di pubblicare un libro all'anno, Amélie Nothomb ci regala il suo sedicesimo romanzo. Come in Stupore e tremori (lì aveva scritto: "lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento"), la scrittrice, figlia di un diplomatico belga, torna nel Paese della sua infanzia per raccontare una storia d'amore originale, mai scontata, sospesa tra Europa e Sol Levante, tra due registri linguistici, francese e nipponico, due orizzonti di senso distanti ma sempre vivi nelle corde dell'autrice.
Amélie è una ventunenne insegnante di francese a Tokyo, che studia a sua volta il giapponese e racconta in prima persona l'incontro con Rinri, il suo timido allievo di buona famiglia che la segue come uno scolaro ordinato nelle lezioni al caffè di Omote-Sando. Il confronto fra i due diviene lo spunto per rappresentare ironicamente certi luoghi comuni: lei beve sempre tè verde e mangia sushi, lui viaggia solo su una Mercedes bianca e trangugia piatti europei precotti come la fonduta svizzera o la pasta alla carbonara, bevendo Coca Cola. Tra loro nasce una relazione e lui la presenta in famiglia, nonni tradizionalisti compresi. I ragazzi vanno in gita romantica sul battello ad Hakone tra coppiette mano nella mano e canzoni sdolcinate che escono dai megafoni. Non si fanno mancare nulla: si susseguono le cenette, i pranzi a base di sashimi a casa degli amici, i film cult nei cinema di Tokyo, le gite nella natura e in montagna. Vanno anche sul monte Fuji in meno di una giornata, perché ogni giapponese deve averlo scalato almeno una volta nella vita, "per meritare una nazionalità così prestigiosa". Amélie è felice con Rinri, per lui prova amicizia, tenerezza, lui è il suo koibito, colui con il quale condivide il koi: prova "diletto" in sua compagnia. Hanno entrambi due deliziose sorelle che vivono in Belgio e in California e che li vengono a trovare a Tokyo: anche questo è un elemento che li avvicina. Così vanno a convivere e si fidanzano, Amélie si impiega in una delle sette maggiori imprese nipponiche, e Rinri, perdutamente innamorato, le chiede di sposarlo. Le farà la stessa domanda per 240 volte e quando lei crederà di rispondergli "no", per un diverso modo di costruire le frasi, lui capirà esattamente il contrario... Il finale, è tutto da scoprire.
La Nothomb, che in Biografia della fame scriveva moi je parle le franponais ("io parlo il franponese"), volendo sottolineare quanto le fossero indistintamente proprie le due lingue, ripropone in queste pagine autobiografiche i temi dell'amore e della diversità linguistica e culturale, declinandoli in una prosa ironica e tagliente, attraverso una trama sorprendente e che non smette di incuriosirci.
Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Ethan Canin - L'imperatore dell'aria (2011)

L' imperatore dell'aria

Pubblicati nel 1988, i racconti de "L'imperatore dell'aria" si sono immediatamente imposti come un classico contemporaneo, consacrando l'allora ventisettenne Ethan Canin come uno degli scrittori più maturi della sua generazione. Al centro delle nove storie stanno personaggi, prevalentemente anziani o adolescenti, alle prese con problemi in apparenza banali ma in realtà decisivi: un vecchio insegnante di astronomia difende l'olmo del suo giardino da un'infestazione di insetti e dal vicino di casa; un giovane passa le sue giornate sul tetto a osservare le nubi per sfuggire agli opposti progetti che hanno su di lui il padre e la madre; un allenatore di baseball viene costretto dalla moglie a visitare case che non potranno mai permettersi di comprare; un adolescente non può sfuggire agli spietati insegnamenti del fratello maggiore. Per ognuno di loro il conflitto quotidiano costituirà la scena di una rivelazione, l'occasione a lungo attesa per capire se stesso e ricapitolare la vita passata, oppure trarre indizi su quella futura. Nella loro classica compattezza e ricchezza metaforica, questi racconti si presentano quindi come monologhi "di saggezza", in cui i personaggi si interrogano sulle questioni ultime e sulle tappe che scandiscono la vita umana: il matrimonio e il rapporto tra padri e figli, la malattia e il decadimento del corpo, la solitudine e la salvezza dell'amore.

Marco Vichi - Buio d'amore (2008)

Buio d'amore

Nove racconti, nove strane storie d’amore e di mancanza d’amore, di ricerca e di perdita dell’amore. Una sorta di inquietante, inatteso e divertente “diario intimo” che esplora i tanti aspetti dell’essere in due, del cercarsi, del desiderarsi e del perdersi.

Pino Pelosi - Io so... come hanno ucciso Pasolini (2011)

Io so... come hanno ucciso Pasolini. Storia di un'amicizia e di un omicidio

Finalmente dopo 35 lunghissimi anni, Pino Pelosi, ha deciso di parlare. Di raccontare tutta la verità sull'omicidio Pasolini, una delle pagine più buie e controverse della nostra storia. Dopo aver scontato interamente la pena per un delitto mai commesso, e quindi senza poter trarre alcun vantaggio legale da questa coraggiosa testimonianza, Pino la Rana torna a far luce, senza omissioni o reticenze, sull'accaduto, svelando verità mai pronunciate, per chiudere un contenzioso con gli italiani e scaricarsi la coscienza da un fardello troppo grande per un uomo comune.

Signoris Carla - Ho sposato un deficiente (2008)

Ho sposato un deficiente

Quanti kilowatt consuma un marito qualunque per studiarsi la prima ruga? Quanto risparmierebbe se comprasse un banalissimo contorno occhi? Quanti punti di sutura gli daranno quando lo beccherete mentre usa di nascosto il vostro? Di fronte a queste domande, quante volte vi sarà scappato di dire: "Premetto che amo mio marito, ma..."? Spesso avete lasciato il discorso in sospeso, limitandovi a sbuffare. Niente di più sbagliato! Dietro quel ma si nasconde un pericoloso concentrato di quotidianità che, col passare del tempo, farà esplodere le vene pulsanti che vi decorano le tempie. Per disinnescare questo potenziale esplosivo, Carla Signoris consiglia una terapia semplice quanto efficace: non fermatevi al ma! Immobilizzate il corpaccione della vostra metà e procedete con la dissezione. Rinfacciategli le sue mille richieste in cucina, gli sfinenti paragoni con vostra suocera, gli infiniti "perché lo fai così?" gli insopportabili "ti stai lasciando andare...", la sua presunta maturità, il suo non-senso degli affari e il girovita fuori controllo. Un solo obiettivo: metterlo di fronte alla sua ineluttabile condizione di maschio deficitario. Non fa differenza che sia alto o basso, biondo o moro, malinconico o mattacchione. Accettate questa dolorosa realtà: avete sposato un deficiente. Niente paura, le sue deficienze non impediranno una sana vita di coppia, anzi... l'importante è fargliele ammettere. Ma non infierite. Ricordatevi sempre che non ha colpa: non ha scelto lui di nascere maschio.

Martin Cruz Smith - Le tre stazioni (2011)

Le tre stazioni

Su un treno espresso diretto a Mosca la giovanissima Maya, quindici anni, e la figlioletta di sole tre settimane viaggiano su uno squallido vagone in classe supereconomica, quando un soldato ubriaco tenta di violentare la ragazza. Soccorsa da un'amabile vecchietta, la ragazza si accorge al suo risveglio da un sonno drogato che l'anziana è scomparsa portandosi via la sua bambina. Nel frattempo, alla stazione d'arrivo, in piazza Komsomol - un'area popolata da ogni tipo di malavitosi, prostitute, bambini mendicanti e drogati - viene ritrovato il cadavere di una giovane prostituta. Incaricato delle indagini, l'ispettore Arkady Renko capisce che i due casi sono collegati e riconducono a un chiacchierato oligarca russo.

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