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Ricerca personalizzata

lunedì 5 settembre 2011

Muse - H.A.A.R.P. Live From Wembley Stadium

Haarp CD/DVD Set

Celebrati da un paio d'anni come una delle migliori live band del pianeta, inevitabilmente i Muse "dovevano" pubblicare il loro album live raccogliendo il risultato dei due monumentali concerti dello stadio di Wembley del Giugno 2007. C'è poco da dire sul disco anche se ritrasmettere le sensazioni di un concerto dei Muse non è certamente cosa facile e solo alcuni brani riescono parzialmente nell'impresa, mentre altri senza la presenza scenica che il trio inglese sa dare perdono certamente parte del loro maestoso appeal. Il dvd incluso nella confezione quindi è decisamente l'aspetto migliore di questa pubblicazione, sia per i contenuti che per gustarsi appieno cosa può voler dire assistere oggi ad un concerto di Matt Bellamy e soci.
La discussione può dunque aprirsi solo sulla tracklist del cd audio perchè Plug In Baby non può e ripeto non può mai mancare in una qualsiasi raccolta dei Muse (live o no), mentre qui viene sacrificata per lasciare spazio soprattutto a molti brani dell'ultimo fortunatissimo "Black Holes And Revelations" (ben 6 su 14). Sul disco "audio" spiccano quei brani che sembrano fatti apposta per suonare live o per dare dal vivo quel qualcosa di eccezionale che li rendono unici: Hysteria è uno schiacciasassi, Time Is Running Out è diventata quasi un inno e New Born è stratosferica.
Il dvd, come detto, è invece superlativo; riassume e presenta perfettamente cosa vuol dire assistere ad uno show dei Muse: musica, immagini, suoni ed emozioni assolutamente uniche. I Muse sono oramai diventati una macchina da guerra e la capacità del trio di stare sul palco si evince da come ogni singolo movimento di Matt Bellamy, dal pianoforte al microfono e viceversa, sia contraddistinto da quasi una palpabile attesa di tutto il pubblico. La tracklist del dvd è ovviamente molto più soddisfacente, anche per chi i Muse li amava da prima del successo dell'ultimo disco e il rivedere le immagini di pezzi come Feeling Good seguita da Invincible conferma come la qualità dei Muse è rimasta inalterata da oramai 10 anni a questa parte, così come sentire Unintended è sempre da pelle d'oca ed il finale di Stockholm Sindrome e Take A Bow sono l'esempio più chiaro di quanta energia venga emanata da uno show di Matt, Dominic e Chris.
C'era bisogno di un disco del genere? Forse no, ma dato che era oramai inevitabile aspettarsi questa pubblicazione si può sicuramente dire che il risultato prefissato è più che raggiunto. (Troublezine)

Tracklist CD
01. Intro
02. Knights of Cydonia
03. Hysteria
04. Supermassive black hole
05. Map of the problematique
06. Butterflies and hurricanes
07. Invincible
08. Starlight
09. Time is running out
10. New born
11. Unintended
12. Microcuts
13. Stockholm syndrome
14. Take a bow

Tracklist DVD
01. Intro
02. Knights of Cydonia
03. Hysteria
04. Supermassive black hole
05. Map of the problematique
06. Butterflies and hurricanes
07. Hoodoo
08. Apocalypse please
09. Feeling good
10. Invincible
11. Starlight
12. Improv
13. Time is running out
14. New born
15. Blackout
16. Plug in baby
17. Stockholm syndrome
18. Take a bow
19. Backstage footage
20. Take a bow

http://www.myspace.com/muse

http://www.mediafire.com/?nmdjui1nmon

sabato 3 settembre 2011

King Crimson – Red

Red: 30th Anniversary Editions

Quaranta minuti scarsi per demolire decenni di futuri luoghi comuni sul progressive. "Red" è anzitutto questo: il compendio di un'intera stagione ormai al crepuscolo, ma anche un vademecum imprescindibile per il rock del futuro. L'ibrido fertile che ridicolizza in un colpo solo tutte le panzane sulla presunta artificiosità del prog opposta alla genuinità del rock'n'roll "stradaiolo". Niente onanismi, muffe e licheni, dunque: "Red" è rock moderno e abrasivo, in cui persino il sinfonismo si fa lancinante deflagrazione.
Quasi sapesse di dover ormai abdicare a una nuova generazione di musicisti - è il 1974, la rivoluzione punk-wave è alle porte - il Re Cremisi lancia il suo urlo, ancor più terrificante di quello dell'uomo schizoide dell'esordio. Un canto del cigno, forse, ma anche una lezione ai posteri. Potranno piacere o meno i Nirvana, ma la definizione di "più grande album di tutti i tempi" firmata Kurt Cobain suona per "Red" come un suggello d'immortalità.
Il quartetto magico Robert Fripp-John Wetton-Bill Bruford-David Cross giunge qui al suo ultimo atto. Di fatto, però, si tratta già di un trio, con Cross solo in veste di session-man , insieme agli ex-crimsoniani Ian McDonald, Mel Collins, Robin Miller e Marc Charig.
Tanto "monolitico" quanto il leggendario debutto, "Red" corona in realtà una rivoluzione annunciata dai dischi che lo hanno preceduto. "Lark's Tongues In Aspic" (1973) e "Starless And Bible Black" (1974) avevano infatti testimoniato la volontà di Fripp di scardinare i dogmi del prog, inseguendo un chitarrismo sempre più squadrato e ossessivo, che diverrà poi oggetto di maniacale vivisezione nel decennio 80.
Senza disperdere l'afflato romantico e solenne che aveva fatto la fortuna dei primi King Crimson, dunque, il leader supremo ne opera l'ennesima palingenesi, inventandosi una sorta di heavy-prog che - a rischio di incappare nell'ossimoro - verrebbe da definire asciutto, tanto è aspro e affilato. Fripp si conferma genio bifronte: da un lato il colto avanguardista che insegue una prospettiva "artistica", dall'altro il musicista rock che sa come colpire allo stomaco l'ascoltatore. Ecco allora i ferri del mestiere del prog - violino, tastiere, oboe, mellotron - convivere con gli assalti chitarristici di un ensemble mai così aggressivo, in un disco che suona come una liturgia nera, con la sua inquietante simbologia ("red nightmare", "fallen angel", "bible black"...).
L'iniziale title track , suite strumentale nel solco di "Larks' Tongues In Aspic Part II", è subito un saggio di questo sound vorticoso e sovraccarico d'energia. Unico brano suonato solo dal trio, si dipana tra le distorsioni e le progressioni della chitarra, supportate da una ritmica impetuosa: puro prog-metal ante litteram. L'altro pezzo tiratissimo è "One More Red Nightmare": il riff di "Red" viene leggermente variato e avvolto in spirali tenebrose, dove la chitarra frippiana più volte s'incrocia con i sax di McDonald e Collins; ma il vero protagonista è Bruford, autentica piovra del drumming con le sue evoluzioni spaventose. Sonorità dure, che si fanno quasi noise nell'altro deliquio strumentale di "Providence", dove la band si lancia in un'improvvisazione a briglie sciolte: il dialogo tra il violino di Cross e i power-chord del basso di Wetton prepara il terreno alla nuova pioggia di dissonanze di Fripp, mentre Bruford s'avventura in tortuosi cambi di pattern .
L'anima romantica del Re Cremisi si specchia nella ballata jazz-rock di "Fallen Angel", intonata da Wetton nel suo tipico registro caldo e morbido: l'acustica di Fripp e l'oboe di Robin Miller inventano una melodia, che presto si tinge di umori psych nel refrain, tra gli inserti di sax e chitarra elettrica e le incursioni di Charig al corno.
Ma è solo un antipasto dell'apoteosi conclusiva di "Starless", capolavoro del disco e suite definitiva dell'intero prog-rock: dodici minuti al calor bianco, tra quiete cosmica e tensione parossistica, in uno spettacolare avvicendarsi di interventi strumentali e spiazzanti cambi di ritmo. Si parte con l'incanto antico degli archi e del mellotron, l'evocativa frase di Fripp e il lamento amaro di Wetton disegnano la stupenda melodia, intercalati dal sax di Collins; quindi la pausa del bridge , che si gonfia di tensione con la Gibson di Fripp a reiterare un accordo minimale e spingere la suspence allo spasimo, salendo vorticosamente di tono, fino all'esplosivo crescendo, cui prende parte tutto il gruppo, e alla ripresa del motivo iniziale del mellotron, stavolta a cura del sax, con il basso di Wetton a menare fendenti sullo sfondo.
Il cielo è senza stelle, gli angeli cadono e il Re sta per congedarsi dalla sua corte. Forse per questo Fripp e compagni si mostrano per la prima volta (e sarà anche l'ultima) in copertina: tre volti scavati nel sobrio fondale nero. Il testamento dell'evo prog? Può darsi. Più probabilmente è il suo definitivo traghettamento in una nuova era. Quando "Red" uscirà nei negozi, la band sarà già sciolta; si ricomporrà negli anni 80, in un assetto profondamente rinnovato, agli ordini del suo despota illuminato, Robert Fripp, ormai perfettamente inserito nella nuova scena musicale, anzi quasi nume tutelare della wave generation, grazie alle sue oblique sperimentazioni. Ma questa - è proprio il caso di dire - è un'altra storia. (Ondarock)

Tracklist
1.Red
2.Fallen Angel
3.One More Red Nightmare
4.Providence
5.Starless

http://www.mediafire.com/?jjmo5ajd1ng

venerdì 2 settembre 2011

Douglas Preston & Child Lincoln - L'Isola della Follia (2010)

L' isola della follia

Il tempo della verità è arrivato, per l'agente Aloysius Pendergast. Sono passati dodici lunghi anni da quel tragico incidente in Africa, quando lui e Helen, giovani sposi, stavano dando la caccia al Dabu Gor, un gigantesco leone dalla criniera rosso sangue mangiatore di uomini. Di fronte all'animale, però, Helen aveva mancato il colpo, e in un attimo da predatrice si era trasformata in preda. Impotente e disperato, Aloysius l'aveva vista morire davanti ai suoi occhi. Ma quando, a distanza di anni, nella dimora di famiglia in Louisiana, Pendergast imbraccia il lucile con cui Helen aveva sparato quel maledetto giorno, viene alla luce un dettaglio inquietante: l'unico proiettile rimasto è caricato a salve. Sua moglie non aveva sbagliato il colpo: non aveva mai sparato davvero. È chiaro che Helen è stata assassinata. Inizia così per il geniale agente dell'FBI, in coppia con il tenente del NYPD Vincent D'Agosta, l'indagine più difficile che abbia mai affrontato. Perché questa volta la posta in gioco è una sola: la vera identità di sua "moglie. A guidare Pedergast in un vorticoso e inquietante viaggio nel suo passato, la misteriosa ossessione che Helen gli ha sempre tenuto nascosto: un virus sconosciuto e mortale che precipita le sue vittime nel cuore oscuro della follia. Con "L'isola della follia" ritorna l'agente Aloysius Pendergast in un thriller teso e appassionante che si muove sull'ambiguo confine tra giustizia e vendetta.

Win Magazine N. 156 - Settembre 2011

http://www.filesonic.com/file/1700333661/Win_Magazine_N.156_settembre_2011.pdf

Maurizio De Giovanni - Il senso del dolore (2007)

Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi

Napoli, marzo 1931, mentre un inverno particolarmente rigido tiene la città stretta in una morsa di gelo, un assassinio scuote l'opinione pubblica per la ferocia con cui il crimine è perpetrato e per la notorietà del morto. Il grande tenore Arnaldo Vezzi viene trovato cadavere nel suo camerino al Teatro San Carlo prima della rappresentazione de "I Pagliacci", la gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. Artista di fama mondiale, amico del Duce, uomo egoista e meschino: a ricostruire la personalità della vittima e a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini e temuto dai sottoposti per il suo carattere chiuso ed enigmatico, Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino "vede i morti" - ma solo chi muore di morte violenta - , coglie la loro immagine nell'ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole; "il Fatto", come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini.

Maurizio De Giovanni - La condanna del sangue (2008)

La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi

La seconda avventura del commissario Ricciardi, l'uomo che possiede il dono (o la condanna) di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta, quello che lui chiama "il Fatto". Napoli, aprile 1931. Il vento di primavera si annuncia nella notte di una giornata fredda e cupa e rimescola il sangue nelle vene di donne e uomini persi nei loro pensieri ma uniti dall'attesa del giorno che arriverà. Non è così per tutti: in un appartamento del popolare rione Sanità un'anziana donna, Carmela Calise, verrà trovata morta il giorno dopo, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate. Accorso sul luogo del delitto insieme al fedele brigadiere Maione, il commissario Ricciardi interroga la gente del palazzo e, nonostante il clima di omertà, scopre la doppia attività di Carmela, cartomante e usuraia. Al centro della vicenda è il decrepito appartamento dove la cartomante riceveva i suoi clienti, per predire in modo ingannevole il loro futuro o per garantirglielo, prestando denaro. Sono parecchi quelli che avrebbero avuto un motivo per ucciderla - strozzati dai debiti, succubi delle sue menzogne, delusi o disperati.

Richard Harvell - L'esatta melodia dell'aria (2011)

L' esatta melodia dell'aria

Svizzera, XVIII secolo. Per Moses, il mondo non è fatto di oggetti, di colori, di odori: è fatto di suoni. I suoni lo accompagnano lungo le strade del suo villaggio, nel Cantone di Uri. I suoni lo accarezzano durante le scorribande solitarie sulle montagne. I suoni lo circondano lassù, sul campanile della chiesa, dove lui vive con la madre che, notte e giorno, fa vibrare le campane più potenti mai realizzate. Ed è un suono - il rumore di un torrente impetuoso - che rischia di condurlo al silenzio eterno, quando il prete del villaggio cerca di annegarlo, per cancellare la prova vivente del suo peccato mortale. Invece Moses viene miracolosamente salvato e inizia una nuova vita, lontano dalla madre e dalle campane. Nella grandiosa abbazia di San Gallo, però, saranno sempre i suoni a guidarlo: prima verso il coro della chiesa, di cui entrerà a far parte, poi nella casa di una ragazzina fragile e sola, convinta che il canto puro di quel bambino sia l'unica cura per la madre malata, e infine verso il destino di gloria riservato a coloro che possiedono una voce incorruttibile... Questa è la storia di un uomo nato per cogliere l'esatta melodia dell'aria e donarla al mondo. Una storia che mormora, grida, canta, parla. Una storia che chiede di essere ascoltata.

Asa Larsson - Tempesta Solare (2003)

Tempesta solare

A Kiruna, una terra avvolta nell'eterna notte polare, giace il corpo massacrato del predicatore più famoso della Svezia, morto per la seconda volta. La prima volta era stato investito da un'auto ma si era risvegliato e aveva raccontato del regno fra la vita e la morte. Diventato una star, aveva usato la sua nuova forza per riunificare tre diverse congregazioni in un'unica, potente comunità religiosa. Chiamata dalla sorella della vittima, l'avvocato Rebecka torna alla sua città natale per aiutare l'amica di gioventù, sospettata dell'omicidio. Avvolte dalla neve e dal buio dell'inverno lappone, Rebecka e l'ispettrice di polizia Anna Maria Mella, in avanzato stato di gravidanza, indagano alla ricerca del vero colpevole.

Asa Larsson - Sentiero Nero (2009)

Sentiero nero

Ancora molto scossa dall'esito della sua ultima indagine, Rebecka Martinsson decide di lasciare lo studio di Stoccolma e accetta l'incarico di sostituto procuratore a Kiruna. Ma il ritrovamento di un corpo assiderato in un capanno sul ghiaccio spezza l'idillio della sua nuova vita. La vittima viene identificata: è una dirigente della grande impresa di estrazione di minerali preziosi fondata da Mauri Kallis, l'uomo cresciuto in quelle terre di boschi e silenzi, che come nelle favole è riuscito dal nulla ad accumulare una ricchezza smisurata. Rebecka Martinsson e l'ispettrice Anna-Maria Mella indagano sul gruppo Kallis Mining, scoprendo uno strano triangolo di affari e sentimenti, una storia di ossessione e commerci rischiosi, che mescolano pericolosamente politica e famiglia.

Asa Larsson - Il Sangue Versato (2007)

Il sangue versato

l giorno di mezza estate, quando la notte bisbiglia e la gente diventa irrequieta, in una terra incantevole ai limiti del mondo, si compie un delitto feroce. Nella chiesa di Jukkasjärvi, piccola località nei pressi di Kiruna, viene ritrovato il corpo martoriato del pastore Mildred Nilsson, una figura controversa che con l'intransigenza delle sue posizioni aveva diviso le anime del paese, attirando odio viscerale e venerazione. L'avvocato Rebecka Martinsson torna a casa per tutt'altre ragioni e, senza volerlo, si trova a dare una mano all'ispettrice di polizia Anna-Maria Mella, rientrata alla centrale dalla sua quarta maternità. Perché si è arrivati a tanto furore? Da che parte sta la ragione? Può davvero la colpa essere attribuita con certezza? Nel corso delle indagini, le due donne devono confrontarsi con l'odio e l'amore ferito che si mescolano in questa terra solitaria e primitiva non lontana dal circolo polare artico, dove per mesi non compare mai il sole e la natura si sveglia d'un tratto rigogliosa di vita. Un nuovo caso per Rebecka Martinsson, in cui Åsa Larsson tratteggia con occhio attento e partecipe la complessità delle relazioni umane, celebrando allo stesso tempo la seduzione della natura incontaminata della sua terra che, quasi ai confini della civilizzazione, ha serbato intatta la forza arcaica dei sentimenti.

Asa Larsson - Finché sarà passata la tua ira (2010)

Finché sarà passata la tua ira

Nel profondo nord della Svezia, circondati da un paesaggio di straordinaria bellezza, Wilma e Simon stanno per affrontare l'avventura che attendevano da mesi. Sono giovani e innamorati, intorno a loro la pellicola bianca del gelo si stende sul bosco intanto che si preparano a immergersi nel Vittangijàrvi, alla ricerca del relitto di un aereo precipitato molto tempo prima. Ma mentre nuotano sul fondo del lago, qualcuno scioglie la sagola di sicurezza e chiude l'apertura verso la superficie, posandoci sopra una porta di legno. Non avranno scampo. Quando molti mesi dopo il corpo di Wilma viene finalmente alla luce, Rebecka Martinsson, ora procuratore a Kiruna, sa che non è stata una disgrazia. Comincia per lei una nuova indagine nella sua amata terra lappone, che oltre alle meraviglie di una natura primitiva, le offre anche l'ostilità di una popolazione dura e sospettosa. Rebecka e l'ispettrice Anna-Maria Mella intuiscono che è nel passato che vanno cercate le ragioni di un gesto tanto spietato, e sfidano il silenzio di una famiglia che da lunghi anni custodisce un segreto crudele. Con la sua caratteristica ambientazione e forza espressiva, Asa Larsson, definita dalla critica una "cometa nell'universo del giallo scandinavo", delinea con efficacia una fatale rete di colpe, paura e tradimento, intrecciando sapientemente le vicende della storia al destino e alle scelte dei singoli individui.

Mark Davis – Eliminate The Toxins

Eliminate The Toxins

Once again delving into the realm of “hard to pin down” is Mark Davis. At times, he churns out gentle acoustic folk. Other times he dabbles in electronica. Other other times he can play driving rock and catchy pop-rock.
It’s virtually impossible to put Davis into one category, so more of his tracks will have to be looked at in-depth.
The opening track is “How Many Angels?”  This song is almost like a spiritual chant. It’s supported by gentle acoustic strumming and Davis’ voice and lyrics give the song that spiritual quality I just mentioned.
“Eliminate the Toxins” is completely different from the previous song and fits more neatly into the rock category. This time around there are driving electric guitars and you wouldn’t even know you’re listening to the same artist.
Then comes “Waste No Tears” which is shimmery and ethereal. There is a vast array of instruments at work here- a whole string section and I think I may have heard a flute. Davis’ vocals here are heavily distorted, and he hauntingly tells us to save our tears- we’ll “need them further down the line.”
“Go to Ground” is his first dabble into pop-rock on the album while “In the Waters” is nice but not immediately memorable.
“Dragons” is probably Davis’ most ambitious track. It’s heavily electronic and later becomes very musically dense. “A Good One” hangs onto some of the electronics from the previous track and adds some steady drums. The song starts up with somewhat ominous lyrics: “So many ways to wake up dead.”
“Let the World Know Who You Are” goes back to soft and folky music with the somewhat dreamy lyrics “All your houses are like rainbows” among others. This acts as a good segue into the next song called, fittingly, “Dream.” It’s a little sunnier and pop-like and appropriately dreamy.
The next song is “Throw It Away” which also is hugely ambitious. The song is eight minutes long and has a sparse melody. The song sounds like an extended love letter, with lyrics like “I just wanna give you my time/I just wanna give you my hands/I just wanna give you my heart/Even if you throw it away.”
Finally, the album ends with “Wounded Wings” which gently closes with more soft and acoustic strumming.
Eliminate the Toxins is a complex musical journey that can be both dense and sparse. Though his work can span so many genres, Davis’ album should be appealing to many different types of fans.

Tracklist
01. How Many Angels
02. Eliminate The Toxins
03. Waste No Tears
04. Go To Ground
05. In The Waters
06. Dragons
07. A Good One
08. Let The World Know Where You Are
09. Dream
10. Throw It Away
11. Wounded King

http://www.myspace.com/markwdavis

http://www.mediafire.com/?10h85igp8w70700

giovedì 1 settembre 2011

Shane Stevens - Io ti troverò (2010)

Io ti troverò

A dieci anni Thomas Bishop viene internato in una clinica psichiatrica dopo aver ucciso la madre che lo seviziava da sempre. Quindici anni dopo, evade dall'istituto e dà inizio a una fuga sanguinaria sul cui cammino sono ancora le donne a cadere. Un omicidio, due, poi saranno decine; Bishop tortura e uccide spostandosi da Las Vegas a Chicago, a New York. Un personaggio infero ma straordinariamente umano, del quale Shane Stevens è cronista implacabile raccontandone nel dettaglio l'infanzia e gli anni di reclusione, le quotidiane strategie di sopravvivenza e la ferocia omicida. Ne emerge un indimenticabile ritratto della follia, di quel concatenarsi di storie, incontri o mancati incontri che conducono un uomo a cedere alla violenza, all'orrore, alla distruzione dell'altro e di sé. E accanto a questa ombra che ferisce a morte le grandi metropoli del continente, emerge il volto oscuro dell'America degli anni Settanta, restituito attraverso il racconto di una caccia all'uomo che coinvolgerà tutti, poliziotti e giudici, politici e giornalisti, beffati dall'astuzia dell'assassino e incatenati, loro malgrado, alla sua testarda, deviata umanità.

Sam Raimi - Drag Me To Hell

Locandina Drag Me to Hell

Un film di Sam Raimi. Con Alison Lohman, Justin Long, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao, Adriana Barraza, Reggie Lee, Sage Stallone, Fernanda Romero, Bojana Novakovic, Joanne Baron, Bonnie Aarons, Alexi Wasser, Alex Veadov, Jennifer C. Sparks, Bill E. Rogers, Flor de Maria Chahua, Tom Carey. Horror, Ratings: Kids+13, durata 99 min. - USA 2009.

Christine Brown è in attesa di un'importante promozione nella banca in cui lavora. Un giorno nega all'anziana signora Ganush la proroga di un prestito che le consentirebbe di conservare la propria abitazione. La donna, che è in contatto con un Lamia, le lancia contro una maledizione che metterà il demone sulle sue tracce. Da quel momento Christine dovrà cercare di respingere gli attacchi e di trovare la soluzione definitiva per liberarsi dal Male.
Sam Raimi, dopo l'immersione nei tre Spiderman, torna a un suo antico progetto (risale a più di 10 anni fa) sviluppato con il fratello Ivan. Un imprinting dalla serie sul supereroe deve però essere rimasto perchè la nuova protagonista Alison Lohman sintetizza, non solo fisicamente, le caratteristiche di Kirsten Dunst. Non tanto sul versante fidanzatina (anche Christine lo è) quanto piuttosto su quello della ragazza di sani principi che viene posta dinanzi a continui e sempre piu' drammatici bivi. Anche perchè il nuovo film di uno dei maestri dell'horror diverte più che fare paura. I colpi di scena si susseguono ma sono il più delle volte attesi e quindi suscitano quel tipo di brivido che è causato dal gratificante pensiero di avere previsto l'accaduto.
Come però sa fare chi conosce bene le dinamiche del genere Raimi non si limita a trasportare lo spettatore nel tunnel degli orrori di un parco divertimenti a 35 millimetri (nel quale è bene stare attenti a tutto e, in particolare, alle mosche) ma affronta anche un livello più alto.
Christine rappresenta quei tanti che,pur essendo fondamentalmente onesti, in questo mondo in cui la precarietà del lavoro domina si trovano quasi costretti a far tacere un angolino della loro coscienza, per andare avanti. L'horror molto spesso, al di là di quello che ne pensano i detrattori che però non lo conoscono, punta a una morale finale. Anche in questo caso lo fa.
Christine ha fatto del male a qualcuno, trovando delle giustificazioni che sono comprensibili ma non sufficienti. Basta questo per trascinarla trascinarla all'Inferno ? Sembrerebbe di sì.

http://www.filesonic.com/file/1753016604/Drag.Me.to.Hell.2009.iTALiAN.AC3.DVDRip.XviD-GBM.CD1.avi
http://www.filesonic.com/file/1753027114/Drag.Me.to.Hell.2009.iTALiAN.AC3.DVDRip.XviD-GBM.CD2.avi

Guillem Morales - Con Gli Occhi Dell’assassino

Locandina Con gli occhi dell'assassino

Un film di Guillem Morales. Con Belen Rueda, Lluís Homar, Pablo Derqui, Francesc Orella, Joan Dalmau, Julia Gutiérrez Caba, Boris Ruiz, Carlos Fabregas, Òscar Foronda, Víctor Benjumea, Laura Barba, Dani Codina, Hèctor Claramunt, Daniel Grao, Clara Segura. Titolo originale Los ojos de Julia. Horror, Ratings: Kids+16, durata 112 min. - Spagna 2010.

Affermata professionista, Julia percepisce improvvisamente che qualcosa di grave è accaduto alla sorella gemella Sara e, anche se non la vede da mesi, si precipita con il marito Isaac nella casa dove la sorella vive da sola: la trova impiccata. La polizia ritiene che si tratti di suicidio: Sara soffriva di una perdita progressiva della vista e l’ispettore incaricato delle indagini pensa che potesse essere depressa per quello. Julia nega: Sara sperava di guarire e aspettava solo un donatore per un’operazione risolutiva. Ma anche Sara soffre di perdita progressiva della vista, pur se a uno stadio meno avanzato della sorella. Nonostante tutto, Julia vuole scoprire quale mistero nasconda la morte della sorella e comincia a indagare tra le persone che la conoscevano. Tra queste, l’anziana Soledad, anche lei cieca, che la indirizza al misterioso Centro Baumann, un luogo di cura per ciechi. Ma qualcuno sta seguendo Julia e forse è la stessa persona che ha provocato la morte di Sara, il suo misterioso fidanzato, l’uomo che nessuno ricorda.
Afraid of the Dark, The Eye, Terrore cieco, Terrore nel buio: molte sono le pellicole che hanno tratto spunto a vario titolo dalla cecità per storie dell’orrore. Con gli occhi dell’assassino si inserisce in questo piccolo filone abbinandolo a un altro elemento dal grande fascino per il cinema horror: quello del legame tra i gemelli, caratterizzato da una ipersensibilità che sembra sconfinare nel paranormale. La specularità del destino delle sorelle mette la protagonista nella possibilità di intuire prima quale potrà essere il suo futuro, che si riflette in quello tragico della sorella, per cui la sua lotta per comprendere cosa sia veramente successo alla gemella è anche una lotta per la propria sopravvivenza, per evitare a sé la medesima fine. Il mistero è ordito con abilità e più la storia procede più tutto si complica, tra personaggi ambigui e un accumulo di fatti e circostanze strane e minacciose. Metaforicamente, la luce degli occhi di Julia si spegne e il mistero diventa sempre più oscuro.
Guillem Morales - al secondo lungometraggio dopo l’interessante El habitante incierto - dirige con stile e misura assecondando la storia e cercando di rendere lo spettatore partecipe del dramma della protagonista, ma non può evitare un calo di tensione nella lunga fase centrale dove la trama - pur complessivamente densa e ricca di sviluppi - si incarta e si dilunga rimanendo sostanzialmente ferma. Quando riparte è per un terzo atto nel quale la cecità della protagonista - immersa in un incubo nel quale si trova inerme - è anche quella dello spettatore, tenuto a condividerne la totale solitudine e l’assenza di qualunque certezza. La suspense è spesso sapientemente gestita con meccanismi hitchockiani, in modo classico e con buona efficacia. La ricerca di una conferma della propria identità attraverso gli altri e la lotta contro un’irrilevanza sociale che condanna alla solitudine sono temi che danno sostanza drammatica alla vicenda e sottolineano la banalità e sfuggevolezza di un male che nessuno vede per quanto esso si rende involontariamente invisibile. Prodotto da Guillermo del Toro, il film è sorretto anche dall’intensa interpretazione di Belén Rueda (Mare dentro).

http://www.filesonic.com/file/1803277711/
http://www.filesonic.com/file/1803232771/

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