James Bond ha poco più di trentanni e una cicatrice di otto centimetri gli solca la guancia destra. Ha combattuto valorosamente in Afghanistan, lavora per l'ODG, un dipartimento speciale dei servizi segreti inglesi, guida una Bentley Continental GT ed è a cena con una splendida donna che lo sta annoiando con i suoi tormenti di pittrice incompresa, quando un messaggio sullo smartphone lo chiama all'azione. Poche ore dopo è in Serbia, alla periferia di Novi Sad, dove qualcuno è deciso a far precipitare nel Danubio un treno che trasporta isocianato di metile, la sostanza chimica responsabile della morte di migliaia di persone a Bhopal... Dalla Serbia a Londra, da Dubai al Sudafrica, "Carta Bianca" trascina il lettore in un viaggio imprevedibile alla scoperta degli intrighi e dei traffici inconfessabili alla radice dei conflitti che insanguinano il mondo di oggi.
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venerdì 22 luglio 2011
Adélaïde De Clermont-Tonnere - Il Visone Bianco (2011)
È passando davanti a un'edicola di Nizza che la giovane Ondine viene a conoscenza del suicidio di sua madre, la chiacchieratissima scrittrice Zita Chalitzine, ritrovata a Parigi nella sua Mercedes, avvolta in una magnifica pelliccia di visone bianco. La donna ha sempre dato scandalo e proprio pochi giorni prima della sua scomparsa ha nuovamente fatto parlare di sé: un quotidiano l'aveva accusata di non essere l'autrice dei libri che avevano decretato il suo successo. Ondine non vuole sapere niente della sua bellissima e tormentata madre, che non vede da dieci anni: Zita infatti non è stata altro che una pallida imitazione di quello che deve essere davvero un genitore e non ha mai voluto rivelarle l'identità del suo vero padre. Dopo un funerale più mondano che triste - una vera e impietosa passerella della Parigi che conta Ondine trova l'autobiografia inedita di sua madre e viene a conoscenza di segreti e rivelazioni scottanti di cui non sospettava nemmeno l'esistenza. Chi era davvero Zita Chalitzine? Di origini modeste, Zita si conquista l'indipendenza diventando una delle ragazze di Madame Claude - la maitresse più nota e influente della città - e nel contempo l'amante del noto romanziere Romain Kiev. Grazie al suo talento e alla sua ambizione è la protagonista incontrastata della Parigi degli anni Settanta.
giovedì 21 luglio 2011
Lone Wolf - The Devil And I
Paul Marshall, chi era costui?
E' probabile che solo pochi appassionati possano rispondere a tale domanda di manzoniana memoria. Ma i pochi possono considerarsi fortunati: questo Carneade della musica folk, infatti, ha realizzato un incredibile album nel 2007, "Vultures", passato per lo più delittuosamente sotto silenzio. Del tutto immerso in atmosfere ed estetica drakeiane, con la potente ed evocativa voce di Marshall a guidare tutti i brani ed il suo fingerpicking in bella evidenza, "Vultures" si elevava parecchie spanne sopra le produzioni di genere soprattutto per la notevole personalità mostrata dall'esordiente cantautore inglese.
E poi? E poi, per tre anni più nulla, se non un'apparizione al Tanned Tin festival in Spagna, al termine della quale Paul annunciava a una platea estatica un futuro mutamento nella denominazione della ditta e un deciso cambio di rotta in favore di sonorità più articolate ed elaborate.
Ancora una volta va ascritto a merito della Bella Union se i propositi di Marshall non si sono persi nel vuoto: così, a tre anni di distanza dall'esordio e con un bel paio di aggressivi baffi in più, ecco una nuova vita artistica, una nuova identità, una nuova possibilità.
E' Lone Wolf, l'alquanto abusato pseudonimo scelto da Paul Marshall per riaffacciarsi sulle scene e "The Devil And I" il titolo del suo nuovo lavoro, fortemente voluto da Simon Raymonde, deus ex machina dell'etichetta inglese.
L'intento di Marshall era, così come da lui stesso dichiarato, quello di lasciarsi alle spalle il progetto cantautorale di "Vultures" per indirizzare le proprie composizioni verso altri lidi, più orchestrali e arrangiati, quasi che, da Nick Drake, il mentore del nostro fosse diventato Sufjan Stevens.
E non c'è alcun dubbio che Paul ce l'abbia messa tutta per seguire in maniera coerente questa direzione: a partire dal piano rhodes dell'introduttiva "This Is War" che, con il suo crescendo drammatico e il colpo di teatro dei fiati piazzati al centro della canzone, ne dimostra la notevole perizia compositiva.
Il dado sembra tratto e il percorso segnato: così anche la successiva "Keep Your Eyes On The Road" è un esempio del talento di Marshall, soprattutto quando il ritmo muta e Paul usa sapientemente la propria voce (pur se l'apparire della chitarra elettrica rende il brano un po' ridondante e troppo d'effetto). "We Could Use Your Blood", già proposta in versione acustica dal vivo, è quanto di più vicino al puro cantautorato si possa trovare nella prima parte dell'album, e, sia come interpretazione che dal punto di vista lirico, è un brano riuscitissimo, benché, alla lunga, lo splendido giro armonico di chitarra acustica risulti un po' prolisso e l'arrangiamento, forse troppo lezioso, faccia scemare il pathos fino ad allora costruito alla perfezione ("We could use your blood to heat this hotel.").
Poi, dopo un altro paio di brani di ottima fattura, accade l'imponderabile.
Quasi che, ribaltando un trito cliché, l'agnello, fino ad allora vestito da lupo (solitario), con uno scatto d'orgoglio decidesse d'impeto di spogliarsi degli eccessivi orpelli e di offrirsi in sacrificio nudo di fronte ai propri carnefici.
Le note di pianoforte di "The Devil And I (pt.1)" sembrano, così, quasi introdurre un nuovo album: un lavoro dove gli arrangiamenti ricercati della prima parte si destrutturano in tasti e archi che sciolgono l'eccitazione dei sensi in emozione pura.
Ed è proprio in questa seconda parte dell'album che emerge l'ispirazione forse più autentica di Paul Marshall, poiché pare che egli si abbandoni alle melodie, che si lasci andare, dimentico delle sue stesse velleità artistiche. Ne scaturiscono brani di un'intensità prodigiosa, quali "Russian Winter" dove Marshall riesce ad arrivare direttamente al centro emotivo dell'ascoltatore, spesso solo calibrando una frase o una parola ("...but I won't pretend there's no space in my chest/ but russian winter in my veins again").
Gli ingredienti, in ogni caso, non sono troppo diversi da quelli impiegati per servire la prima parte dell'album, ma i toni si fanno più sommessi, le palpitazioni del cuore più autentiche: anche "Soldiers" che, in quanto tale è destinata ad avere un incedere marziale, riesce nel piccolo prodigio di rimanere sobria e raccolta.
Il climax emotivo si raggiunge con "Dead River", brano scritto da Marshall nella vena del Neil Young più cogitabondo e drammatico, vero e proprio incanto di sentimentalismo tenue e quasi "carsico" ("Now we are like rivers in the springtime/ overflow, overflow"). Un oscuro organo, poi, introduce "The Devil And I (pt.2)", che, grazie al verso di apertura ("The devil and I were alone in my house last night/ He laughed at my joke, struck a match, burned the place to the ground."), al mesto incedere del piano e al distante tuonare di una grancassa finale, rappresenta lo struggente epilogo di un lavoro senza cadute di tono.
Nonostante la ricchezza degli arrangiamenti, la complessità delle composizioni e il gran numero di collaboratori, alla fine, "The Devil And I" riesce nel difficile tentativo di suonare personale e sentito, mostrando un autore e un interprete nel pieno del proprio vigore artistico e della propria straripante sensibilità.
P.S. Grazie a Francesca Garofano per avermi fatto meglio comprendere questo album nella sua essenza. (Ondarock)
Tracklist
1.This Is War
2.Keep Your Eyes On The Road
3.We Could Use Your Blood
4.Buried Beneath The Tiles
5.15 Letters
6.Devil And I, The (part1)
7.Russian Winter
8.Soldiers
9.Dead River
10.Devil And I, The (part2)
http://www.myspace.com/thisislonewolf
http://uploaded.to/file/m6thqy
Shearwater - Rook
Si narra che il corvo, nel giardino dell’Eden, avesse un manto di piume variopinte ed una voce melodiosa. Fu il peccato originale a renderlo nero come l’abisso e a condannarlo a cibarsi di carogne. Solo alla fine dei tempi il corvo potrà ritrovare l’armonia del suo canto: fino a quel giorno, il suo aspro gracchiare resterà come un monito del male che alberga nel cuore umano.
“Rook”. Corvus frugilegus, secondo Linneo. Così si intitola il quinto album degli Shearwater, ancora una volta omaggio alla passione per l’ornitologia del leader Jonathan Meiburg. I corvi si stagliano lungo il ciglio della strada, intenti a scrutare immobili il mondo come in attesa di prenderne possesso una volta per tutte: un incubo hitchcockiano evocato fin dalla copertina del nuovo disco della band di Austin: “Amen, let their kingdom come tonight / Let this dream be realized”.
Dopo avere annunciato la sua dipartita dagli Okkervil River, in cui ha militato come tastierista fino all’ultimo “The Stage Names”, Meiburg torna in scena con un disco che si pone in diretta continuità con quel “Palo Santo” che due anni fa aveva sancito la consacrazione della band nata da una costola del gruppo di Will Sheff. Nel frattempo, gli Shearwater hanno inaugurato il nuovo contratto con la Matador dando alle stampe una versione profondamente riarrangiata del disco precedente: una ricerca di timbri più elaborati e di sfumature più complesse che prosegue anche nel nuovo album, registrato ad Argyle in Texas alla fine dello scorso anno con l’assistenza di Matthew Barnhart, pur non riuscendo appieno nell’impresa di eguagliare la straordinaria forza evocativa di “Palo Santo”.
Gli Shearwater di “Rook” suonano più radioheadiani che mai: a rivelarlo basterebbe l’intreccio di pianoforte e chitarre di “Snow Leopard”, che si dipana come un “Amnesiac” apocrifo soggiogato dallo spirito della terra, con la voce di Meiburg che si fa ora sottile come quella di Thom Yorke, ora vibrante come un richiamo di battaglia. “Rooks” si presenta sin da subito come uno dei brani più memorabili degli Shearwater: un arpeggio carico di drammaticità, un pulsare di basso e batteria dalle scure ombre wave e un perentorio Meiburg a segnare la strada tra cori incalzanti di stampo Arcade Fire. L’apparizione dei fiati è l’unico tributo agli Okkervil River di tutto il disco: gli Shearwater, ormai, non hanno più bisogno di cercare legittimazioni altrove.
Secondo Meiburg, mentre “Palo Santo” era come “una serie di isole, uno strano arcipelago sospeso nel mare”, “Rook” “inizia in mare aperto e si immerge per esplorare continenti sommersi”. Le ambiziose orchestrazioni di “Leviathan, Bound” e “Home Life” emergono tra pianoforte ed archi con un’eterea sinuosità degna dei Sigur Rós meno post. “On The Death Of The Waters” si leva dal brivido di un flebile sussurro per poi infrangersi contro un muro lussureggiante, mentre “Lost Boys” inizia galleggiando su nubi impalpabili e si trasforma in una marcia solenne che chiama a raccolta il popolo dei cieli.
“Volevo che non si sapesse in che direzione vanno le canzoni”, spiega Meiburg. “Alcune si interrompono molto bruscamente, altre proseguono ancora e ancora. Volevo che non ci fosse nessun senso di sicurezza su quello che accadrà nella canzone successiva”. Dal tenue arpeggio acustico alla Bon Iver di “I Was A Cloud” si passa così alle chitarre robuste e taglienti di “Century Eyes”, con un ritmo deciso a sostenere il tono imperioso di Meiburg.
C’è un senso di apocalisse imminente che grava sui brani di “Rook”. È la voce di una natura moribonda a parlare attraverso la musica degli Shearwater: un’arca che naufraga tra le onde, le fauci di un leviatano, una migrazione silenziosa. Stridori, riverberi ed echi di un mondo sul punto di spezzarsi, come quelli che dominano il fluttuante strumentale “South Col”. È un ammonimento al genere umano: “You were not the first to arrive / And will not be the last to survive”.
I chiaroscuri pianistici dell’epilogo di “The Hunter’s Star” si annunciano così come un rarefatto requiem per la terra che conosciamo, con Meiburg a tessere il suo struggente addio tra le coloriture degli archi: “Nemmeno un bambino / Si sveglia alla luce di un sole che diviene scarlatto / Come un pettirosso / E nemmeno una leonessa / Sale sull’ultimo, grande scafo / Sulle onde / Che chiude / Un mondo / Che non ritornerà mai più / E nemmeno un suono sfugge / Dalla notte che giunge”. Presto i corvi torneranno a cantare. (Ondarock)
Tracklist
1. On The Death Of The Waters
2. Rooks
3. Leviathan, Bound
4. Home Life
5. Lost Boys
6. Century Eyes
7. I Was A Cloud
8. South Col
9. The Snow Leopard
10. The Hunter's Star
http://www.myspace.com/shearwater
http://www.mediafire.com/?be4xjtmdiyr
Jo Nesbo – Il Pettirosso (2006)
Nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di giovani soldati norvegesi combatte a fianco dell'esercito tedesco alle porte di Leningrado. Sono gli "uomini del fronte". La battaglia li unisce, ma alla fine della guerra uno strano omicidio e una diserzione sfaldano il gruppo. Quando i sopravvissuti tornano in patria dopo mesi di freddo, di paura, di rabbia, trovano ad attenderli un'accusa di alto tradimento, la corte marziale e la prigione. Molti anni dopo, Harry Hole, poliziotto dell'antiterrorismo, un lupo solitario noto per il grilletto facile e un debole per l'alcol, nel corso di un'indagine su un possibile attentato terroristico ai danni dei reali di Norvegia ritrova sui monti attorno a Oslo i bossoli di un Märklin, un fucile di precisione tedesco di cui erano stati costruiti solo trecento esemplari. Insospettito dalla presenza di un'arma tanto insolita, Hole ne ripercorre le tracce, mentre, con l'avvicinarsi del Giorno dell'Indipendenza, la minaccia di un attentato diventa sempre più reale. Intanto, gli "uomini del fronte" cominciano a morire uno dopo l'altro, e Harry capisce che un passato di tradimenti e di vendette sta tornando a perseguitare i sopravvissuti.
Jo Nesbo – L’uomo Di Neve (2010)
La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla propria finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all'interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nel baratro dopo mesi di astinenza dall'alcol e di buona condotta: Rakel, l'unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, Harry si rende conto che il caso ha foltissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent'anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l'unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato.
Jo Nesbo – Nemesi (2010)
Quando aveva lasciato la casa di Anna la notte prima, intorpidito dall'alcol, il commissario Harry Hole non pensava che ci sarebbe tornato così presto. Invece, quella mattina, mentre giace nel letto in un groviglio di lenzuola e abiti sgualciti, ancora in preda alla sbornia, viene chiamato per un nuovo caso. Giunto sulla scena del crimine, scopre che questa coincide con la casa della donna, dove tutto pare uguale alla sera precedente, se non fosse che ora Anna è a terra con il volto sfigurato e coperto di sangue, e una pistola in pugno. Anna era un'artista, la loro era stata una storia di passione, alcol e liti furenti, e quando la donna dopo anni lo aveva invitato a casa sua, il detective non aveva saputo resisterle. Per il dipartimento la sua morte non è che un altro caso di suicidio, ma il protagonista non vuole rassegnarsi e inizia un'indagine privata. Quando in un'e-mail uno sconosciuto gli chiede come si sente ora che Anna non c'è più, l'uomo capisce di aver visto giusto: Anna non si è suicidata.
Jo Nesbo - La Ragazza Senza Volto (2011)
La città di Oslo è sommersa da una spessa coltre di neve e tutti, come ogni anno, aspettano con impazienza il Natale. L'Esercito della Salvezza lavora a tempo pieno per raccogliere fondi per i tossici, i rifugiati, i senzatetto, e i bravi cittadini si affrettano a fare donazioni per sentirsi in pace con la coscienza. Solo il commissario Harry Hole pare non accorgersi di tutta la smania di bontà che lo circonda; il suo pensiero fisso è come sempre il whisky. Quando, però, durante il concerto di Natale, un membro dell'Esercito della Salvezza viene giustiziato in mezzo alla folla festosa, Hole decide di occuparsi delle indagini: un caso senza movente e senza arma è forse l'unico modo per lui per stare lontano dalla bottiglia per qualche ora. In breve scopre che ci sono delle riprese della serata e che anche l'omicida è stato catturato dalla telecamera. Ma, sorprendentemente, i suoi tratti non risultano identificabili neppure dall'efficientissima Beate Lonn, in grado di ricordare una faccia anche dopo averla vista un'unica volta. La sola cosa che si riesce a stabilire è che l'assassino è un ragazzo, i cui lineamenti però sono differenti in ogni ripresa, come se cambiasse travestimento in una frazione di secondo. Sulle tracce dell'omicida Hole finirà a Zagabria, dove un bambino ha giustiziato per anni i soldati serbi senza essere mai identificato. Anche questa volta la soluzione lo porterà a immergersi negli angoli più bui e insospettabili dell'animo umano.
Patrick Redmond - Il Burattinaio (2002)
"Erano tutti delle maschere. Tutti e tre attori di una contorta sciarada che lui non riusciva a sciogliere, e della quale era il riluttante protagonista. Fuggì dalla sala, salì di corsa le scale sino al santuario della sua camera. Chiuse a chiave la porta dietro di sé e vi si appoggiò, con lo stomaco in subbuglio. In distanza, debole come un sospiro, poteva udire l'eco di una risata."
Non ci sarebbe scrittore più autorizzato di Redmond a sfruttare la propria esperienza professionale per rendere più documentati e realistici i thriller che scrive, come avviene ad esempio con John Grisham o con altri artefici di best seller internazionali: non è così per questo giovane avvocato e ormai affermato scrittore. Fin dal primo romanzo, L'allievo, la nota dominante della sua scrittura è quella psicologica, così come non è tanto il sangue, il delitto, l'orrore a tenere avvinto il lettore, quanto un profondo senso di angoscia e di paura che sembra pervadere la normalità, solo apparente, della vita quotidiana. Non c'è per nessuno un vero punto d'arrivo, la felicità non è mai conquistata una volta per tutte, il male riemerge quando meno ce lo si aspetta: questa sembra essere la tesi che l'autore che, in forma estrema, presenta nelle sue opere.
Michael Turner, il protagonista de Il burattinaio, ha avuto un'infanzia difficile: orfano, è passato attraverso il senso di abbandono dell'orfanotrofio, e la precarietà affettiva delle varie famiglie a cui è stato affidato nel corso dell'adolescenza, ora però la sorte sembra finalmente aver mutato il suo corso. Michael è diventato avvocato e la professione sembra offrigli molte buone prospettive, ha una deliziosa e innamoratissima fidanzata, Rebecca, con cui vive. Il ricordo dell'infanzia non lo abbandona mai, ma in lui domina l'orgoglio di essere riuscito a superare il rancore per una madre, troppo giovane e sfortunata, che lo aveva abbandonato e la soddisfazione per aver conquistato una posizione sociale apprezzabile con le sue sole forze. Il rapporto di amicizia più importante è con Max Somerton, uomo brillante e di successo che, per motivi non chiari, ha preso sotto la sua protezione il giovane avvocato (Perché Max ha scelto proprio me? Cosa vuole?, dirà più volte tra sé e sé Michael). Max offre alla coppia il suo appartamento e rapidamente, ma in modo sempre più invasivo, entrerà nelle loro vite. Da quel momento mille oscure vicende si intrecciano, passato e presente si mescolano, l'angoscia e la paura riprendono il sopravvento.
Il romanzo, giocato sui toni cupi dei sentimenti repressi e sull'angoscia che provoca ciò che non si può dominare, sa esprimere con una fortissima tensione emotiva i risvolti ambigui e drammatici delle relazioni tra gli uomini, offrendo al lettore l'altra faccia, quella perennemente in ombra, della realtà.
Jo Nesbo – Il Leopardo (2011)
Le prime vittime sono due donne. Ritrovate con ventiquattro ferite identiche in bocca. Morte soffocate nel loro sangue, dopo una agonia atroce. Omicidi studiati, efferati, che seguono un rituale. La polizia criminale di Oslo sa di avere un solo uomo che può risolvere il caso. Harry Hole, alcolista, uomo rude e solitario, inviso a molti. Ma Hole si è rintanato a Hong Kong, tra le fumerie d'oppio, per lavare via i ricordi. Sa fin troppo bene che, per risolvere l'ultimo caso, ha messo in pericolo di vita l'unica donna che ha mai davvero amato. E solo quando lo informano che il padre è moribondo in ospedale, Harry Hole decide di tornare a Oslo. Tra le vittime non c'è in apparenza alcun legame, ma Hole subito ne trova uno. Tutte quante hanno trascorso una notte in un isolato rifugio di montagna. E qualcuno, qualcuno capace di un odio lucido e selvaggio, adesso sta braccando gli ospiti di quella notte, uno per uno...
Clark Gregg - Soffocare
Un film di Clark Gregg. Con Sam Rockwell, Anjelica Huston, Kelly MacDonald, Brad William Henke, Jonah Bobo, Kathryn Alexander. Titolo originale Choke. Commedia, durata 89 min. - USA 2008.
Victor Mancini è uno studente di medicina fallito che si è ridotto a fare il figurante in costume in un parco tematico sulla storia degli Stati Uniti. Victor è sessodipendente e frequenta le riunioni dei sessuomani anonimi solo per cercare nuove partner. Ha una madre ricoverata in ospedale la quale sta perdendo la memoria. Per pagare la cospicua retta ospedaliera Victor realizza periodicamente nei ristoranti una sceneggiata: finge di essere soffocato da un boccone scegliendo fra i commensali quelli più facoltosi per cadere loro davanti e farsi praticamente 'adottare'. La madre di Victor conserva però il segreto della sua nascita e l'uomo, grazie all'aiuto di una dottoressa del reparto, raccoglie indizi che lo fanno ritenere di discendere direttamente da Gesù. Perché?
Chi conosce il libro di Chuck Palahniuk lo sa e farebbe bene a non rivelarlo agli altri. Perché l'opera prima di Clark Gregg (sinora noto come attore) si poggia sul testo omonimo dello scrittore e trova in esso la fonte delle occasioni di divertimento. Sam Rockwell presta a Victor Mancini il suo volto a mezza via tra la consapevolezza triviale e l'ingenuità con un pizzico di disincanto mentre Anjelica Huston si diverte un mondo (e lo si vede) a interpretare la madre in ospedale e e la stessa quando era giovane e sopra le righe intenta ad 'educare' il giovane figlio.
Il problema del film non sta quindi né nella recitazione né nella storia che riesce sempre a conservare la levità dell'assurdo anche nelle situazioni e con le battute più grevi. Ciò che è praticamente assente è la regia in particolare nel lavoro in collaborazione con il direttore della fotografia. Un telefilm da trasmettere alle 10 di mattina di un giorno d'estate su una rete televisiva locale ha una qualità di ripresa migliore di Soffocare. È come se non ci fosse alle spalle un'idea di cinema e che la produzione pensasse che la sceneggiatura basti da sola a giustificare il film. Il che non è mai vero. In particolare in qusto caso.
Chuck Palahniuk – Soffocare (2003)
Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista e in occasione dell'anniversario dell'incidente gli invia dei soldi. Dopo anni di questa attività il nostro eroe si trova a ricevere quasi quotidianamente un gruzzolo da persone di cui ormai non ricorda nulla ma che gli sono grate per aver dato un senso alle loro vite.
mercoledì 20 luglio 2011
Seagull - Goodbye Weather
Listening to Chris Bolton and co. play out “Dust Storm”, the first song for their first record, it feels as if one is in touching distance of Bolton’s personality. The opener of Goodbye Weather holds together a dreamy collaboration of melodies – most noticeably the spiralling guitar interplay – and douses itself in the ‘natural’ sound Seagull desire to invoke. The question therefore, is why Bolton – the lover, diplomat and weatherman of the album – can’t recognise what every music fan immediately will: that “Dust Storm” is his truest form, and that it should show more often than just once.
“Dust Storm” is exempt from the album, as absolutely instantly afterward Bolton loses all sparkling motive. Gone are those whispery, windy hums, replaced in “Not There Yet” by woe after woe and an extreme failure to reach the pitch that panders them. “Not There Yet” is a warning of how the album will continue: a near constant exchange of dashing backdrop and lazy wails.
If these rough, disjointed parts of Bolton’s voice could be cut out completely, things would change. The urgency of “Half Sleep”, “Trucks are Sheep”, “Dictator” et al could be realised and rediscovered. “Baby” and “Joy” would be sing alongs instead of, well, drunken sing alongs. Instead of simply hushing his Australian accent, however, Bolton decides to glaze sound over it. His guitar playing may be enough as it is - what with a singer-songwriters’ trademark delicacy - but what saves Bolton’s debut of croak after croak is the noise. His voice keeps a stubborn temperament throughout, but it sinks below clashes of instrumentation. There is ambience (the overlong “Not There Yet”). There are loud ‘n’ proud bellows of guitar and drum (“Baby”). And then there’s the counters to these – the fuzz and grit – with the sounds of seaside sunshine; Bolton splashes his songs with accordion playing so resonant of Neutral Milk Hotel it could bring Jeff Mangum out of hiding. Goodbye Weather instigates that indie rule of thumb that counters strums with spontaneity.
When the appeal of the album wants to return and when it indeed does, it becomes harder to brush off Bolton’s debut for what it can’t do cohesively. The acoustic interplay of “Crow”, for instance, emotionally opposes “Dust Storm”, the song it sounds most in vein to. These are two ends of the album’s spectrum with whatever the group wants cramped between. So if Bolton – and his awkward, atonal voice box – has learnt anything, it is to compliment variety with a beginning and an end. If that’s good enough for you, Goodbye Weather is just an album that can’t decide whether to get louder and louder or sadder and sadder. Instead it does both.
Tracklist
1. Dust Storm
2. Not There Yet
3. Trucks Are Sheep
4. Half Sleep
5. Joy
6. Baby
7. Dictator
8. Ash Wednesday
9. When
10. Spear
11. Crow
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Kathy Reichs – La Serie Di Temperance Brennan
Le avventure di Temperance Brennan nel 2005 hanno ispirato la serie televisiva Bones (letteralmente: “Ossa”), dove l’antropologa è interpretata dall’attrice Emily Deschanel (anche se la Temperance Brennan televisiva si discosta molto dal personaggio letterario). La Reichs è tra le produttrici della serie e svolge anche l’importante ruolo di consulente. È anche apparsa in un piccolo cameo nell’episodio Il doppio volto della fede della seconda stagione, nei panni della Professoressa Constance Wright, un’antropologa forense della commissione di laurea di Zack Addy.
Kathy Reichs – Corpi freddi
Titolo Originale: Deja Dead
A Montreal è esplosa l’estate e Temperance Brennan, antropologa specializzata in medicina legale, quarant’anni, separata, con una figlia adolescente al college, si prepara ad un weekend di completo relax.Ma nel terreno che appartiene ad una chiesa viene scoperto un cadavere. Tempe, chiamata ad esaminarlo, si rende subito conto che si tratta di omicidio della peggior specie: il corpo è smembrato e decapitato e vi sono segni di violenza sessuale.
Qualcosa sulla scena del delitto le è familiare: Tempe sa che l’assassino ha già ucciso e sa anche che, ormai, non è più capace di fermarsi… “Ritmo incalzante, personaggi veri e situazioni da brivido in un romanzo che rivela una nuova eroina del thriller criminale”
Kathy Reichs – Cadaveri innocenti
Titolo Originale: Death du jour
Aggredita dal freddo pungente invernale a Montreal, la dottoressa americana
Temperance Brennan, antropologa forense nella provincia del Quebec, scava alla ricerca di un cadavere nel luogo in cui suor Elisabeth Nicolet, morta da più di un secolo e ora candidata alla santità, dovrebbe giacere nella sua tomba.
Una strana, piccola bara, sepolta nei recessi di una chiesa decadente, contiene il primo indizio sul destino della suora. Il mistero che circonda la vita e la morte di suor Elisabeth Nicolet potrebbe avere un legame con la scoperta di uno chalet incendiato, dove corpi bruciati e contorti attendono la capacità professionale di Tempe. Chi erano queste persone? Che cosa le ha condotte a questo terribile destino? E dove sono i
bambini? Il detective della sezione omicidi Andrew Ryan, con cui Tempe ha una storia scottante, si unisce a lei nell’indagine sull’incendio di natura dolosa.
Dal luogo dell’incendio vengono trascinati nel mondo di un enigmatico e controverso sociologo, di un misterioso gruppo e di una colonia di primati su un’isola della Carolina.
Tempe é sopraffatta dal caso, confusa dalla sua crescente attrazione per Ryan e tormentata dalle preoccupazioni per la ricerca di un risveglio spirituale di sua sorella Harry.
Kathy Reichs – Resti umani
Titolo Originale: Deadly decisions
Emily Anne Toussaint, una bambina di nove anni, viene uccisa con un’arma da
fuoco in una strada di Montreal.
Un’adolescente del North Carolina scompare dalla sua casa e alcune parti di quello che potrebbe essere il suo scheletro vengono trovate a centinaia di miglia di distanza.
Alla dottoressa Temperance Brennan, antropologo forense sia a Montreal che nel North
Carolina, queste morti suscitano profonde emozioni che la spingono in un viaggio straziante nel mondo delle gang di motociclisti fuorilegge.
In quanto scienziato, Tempe dovrebbe rimanere imparziale.
In quanto individuo premuroso, desidera togliere gli assassini dalla strada.
Emily Anne é stata uccisa in un fuoco incrociato di motociclisti.
La vittima della North Carolina, Savannah Osprey, é stata vista l’ultima volta mentre faceva l’autostop, accettando poi un passaggio da un motociclista di passaggio.
Il nipote di Tempe, Kit, é intrigato dalle moto. Capirà la differenza tra i motociclisti onesti e le gang, o é troppo affascinato per comprendere che i motociclisti fuorilegge sono un grosso problema?
Con il suo capo Pierre LaManche nell’ospedale e il suo amico Andrew Ryan preoccupantemente non disponibile, Tempe comincia una pericolosa indagine in una cultura in cui il male spesso é nascosto da una maschera.
Dall’analisi delle macchie di sangue e le ricerche con il GPR alle analisi dei campioni di ossa, “Resti Umani” combina con successo l’autenticità di una professionista forense
di livello mondiale con il potere narrativo di una nuova e brillante stella dei romanzi polizieschi. “Questo thriller dalle molteplici sfumature é destinato a catapultare l’autrice, eccezionalmente dotata, a cime ancora più elevate.”
Kathy Reichs – Viaggio fatale
Titolo Originale: Fatal Voyage
Un disastro aereo che coinvolge un jet di linea ha portato Temperance Brennan
alle montagne del North Carolina come membro dell’agenzia investigativa DMORT.Perché è esploso sopra Bryson City il volo 228 della TransSouth con a bordo
88 persone? Perché nelle operazioni di soccorso Tempe rinviene tra i corpi delle vittime un piede umano che non appartiene a nessuno di loro? Perché in quella zona negli ultimi decenni sono scomparse diverse persone anziane senza lasciare alcuna traccia? Perché nei sotterranei di un villino abbandonato vengono rinvenuti numerosi cadaveri con una strana incisione sul femore sinistro? Perché le autorità locali ostacolano le indagini di Tempe? Mentre abbondano le ipotesi su un attentato, Tempe scopre una prova discordante che solleva pericolose domande – e la allontana dal gruppo del DMORT. Inesorabile nella ricerca del suo significato, scopre una storia scioccante e sfaccettata di inganno e depravazione via via che prosegue la sua indagine in un territorio spaventoso – in cui qualcuno vuole fermarla sulla sua pista.
Kathy Reichs – Il villaggio degli innocenti
Titolo Originale: Grave Secrets
Un villaggio del Guatemala nel quale si devono recuperare cadaveri di donne e bambini massacrati vent’anni prima dall’esercito agli ordini di una dittatura militare; nella capitale guatemalteca quattro ragazze, di cui una incinta, scompaiono misteriosamente, e due sono ritrovate morte e… Per Tempe Brennan ha così inizio un viaggio della vertigine nell’inferno della pulizia etnica sotto la quale si cela un orrore, se possibile, ancora più grande: quello del commercio di cellule staminali. Un caso che Tempe risolverà, ma che le rivelerà gli abissi nei quali può cadere l’uomo per avidità, mancanza di princìpi morali, abiezione.
Kathy Reichs – Ceneri
Titolo Originale: Bare Bones
Mentre a Charlotte e in North Carolina scorre lentamente l’estate più torrida del secolo e l’antropologa forense Tempe Brennan conta le ore che la separano da una vacanza attesa da anni, in una vecchia stufa a legna viene ritrovato lo scheletro di un neonato. Subito dopo, altre ossa attirano l’attenzione della dottoressa Brennan: quelle carbonizzate (e ricoperte da una strana sostanza nera) dei due passeggeri di un
aeroplano schiantatosi al suolo e quelle, in parte umane e in parte animali, scoperte in un nascondiglio in un remoto angolo della contea. Tempe Brennan non può far altro che rinunciare alla vacanza e gettarsi in una nuova, sconvolgente indagine.
Kathy Reichs – Morte di lunedì
Titolo Originale: Monday Mournings
Durante un gelido dicembre canadese, Tempe Brennan è a Montreal per una perizia durante un processo, quando nella cantina di una pizzeria vengono scoperti tre scheletri umani, sepolti sotto il pavimento.
L’investigatore della polizia canadese, Luc Claudel, pensa che si tratti di antiche tombe, ma grazie alla tecnologia più sofisticata Tempe riesce a stabilire che le tre persone sono state assassinate recentemente.
A chi appartengono quelle ossa? E cosa è accaduto davvero? Mentre l’indagine procede a ritmi serrati, e Tempe si accorge che il fidanzato di sempre, il detective Andrew Ryan, si comporta in maniera inspiegabile, appare sempre più chiaro che questi recenti delitti riportano alla luce una vicenda passata ancora più orribile.
Kathy Reichs – Ossario
Titolo Originale: Cross Bones
Mentre l’antropologa forense Tempe Brennan cerca di dare una risposta alle ferite e alle fratture riscontrate sul corpo di un presunto suicida ritrovato in uno sgabuzzino, uno sconosciuto le consegna la fotografia di un antico scheletro. Quella foto, a detta dell’uomo, racchiuderebbe la soluzione del caso e incastrerebbe il colpevole. Una serie di indizi e supposizioni portano Tempe e il detective Andrew Ryan, suo fidanzato, in Israele, per indagare sul contrabbando di reperti archeologici. Il mistero si fa sempre più fitto quando Tempe scopre l’esistenza di un ossario a Masnada, di un sudario, e di una tomba che potrebbe contenere i resti dei familiari di Gesù. Cosa lega l’ossario all’antico scheletro della fotografia? Tempe sta per scoprirlo, ma il prezzo della verità potrebbe essere la sua stessa vita…
Kathy Reichs – Carne e ossa
Titolo Originale: Break no Bones
Sesso. Aspetto. Età. Antenati. Storia clinica.
Spesso perfino la morte. E’ tutto scritto nelle ossa e Tempe Brennan, antropologa forense, di certo sa come leggerle. Ma quando gli scavi nell’antico cimitero indiano di Dewee, in South Carolina, riportano inaspettatamente alla luce uno scheletro recente, l’esame al microscopio mostra una serie di indecifrabili, sottilissime scalfitture lungo la colonna. Il mistero si complica quando un nuovo corpo -ritrovato appeso a un albero, senza testa e cotto dal sole- rivela identici segni in corrispondenza delle medesime vertebre. Mentre un terzo cadavere, una donna, affiora dalle acque di una palude, Tempe incomincia a mettere insieme le tessere di un puzzle intricato e perverso. Man mano che si avvicina alla soluzione, la posta in gioco sale e il rischio per la sua vita si fa più reale. Ma per Tempe la verità è un vizio, più duro delle ossa, più forte della morte.
Kathy Reichs – Skeleton
Titolo Originale: Bones to ashes
Quando lo scheletro di una ragazzina, scomparsa molti anni prima, riaffiora all’improvviso, le certezze di Tempe vacillano sotto l’urto delle emozioni. È mai possibile che quelle piccole ossa appartengano a Evangeline Landry, l’amica del cuore sparita nel
nulla quando entrambe erano ancora bambine? Le coincidenze, e l’istinto, costringono Tempe a un viaggio inquietante nel territorio minato della memoria, dove la linea d’ombra che separa le bugie degli adulti e le paure dei bambini si assottiglia fino a
scomparire. “Dopo il clamoroso successo di -Carne e ossa- Kathy Reichs torna con un romanzo più teso e appassionante che mai, a conferma dello straordinario talento che l’ha consacrata nuova regina del thriller.”
Kathy Reichs – Le ossa del diavolo
Titolo Originale: Devil Bones
Si dice che il Diavolo sia nei dettagli. E nessuno è più sensibile ai dettagli di Tempe Brennan, che per mestiere studia le ossa dei morti a caccia di particolari rivelatori: dell’età, del sesso, della fisionomia di na vittima, dell’epoca e delle cause della morte. Quando tracce di un macabro rito pagano affiorano nello scantinato di una casa in corso di ristrutturazione a Charlotte, North Carolina, Tempe è chiamata a dare il suo contributo alle indagini.
C’è il teschio di una ragazzina di colore. tra i resti che deve interpretare per provare a capire cosa sia accaduto in quel luogo impregnato di mistero e di orrore. Ma prima ch eil lavoro di Tempe possa dirsi concluso, il fiume Wylie restituisce il corpo decapitato
di un ragazzo sul cu i petto sono stati incisi simboli satanici. E mentre dagli schermi della TV di tutto lo stato un commissario con ambizioni politiche tuona contro gli adepti del mle, un santero dal passato pieno di ombre viene trovato morto. Storie di prostituzione, gelosia, fanatismo e superstizioni ancestrali si confondono in uno scnario terribilmente intricato. Solo ascoltando la verità delle ossa, Tempe può sperare di arrivare alla soluzione. A Patto di riuscire a sfuggire alla furia di un
assassino oscuro e spietato come il diavolo stesso. Dopo il successo mondiale di “Skeleton”, Kathy Reichs torna con una trama densa e avvincente, una vera e prova d’autore per l’incontrastata regina del thriller.
Kathy Reichs – Duecentosei ossa
Titolo Originale: 206 Bones
Tempe Brennan sente il cuore pulsare al ritmo della paura. E’ prigioniera e non sa perchè: qualcuno l’ha rinchiusa in un sotterraneo, insieme a mucchi di resti umani.
Proprio lei, che di mestiere legge nelle ossa dei morti la storia delle persone. Confusa ed incredula, con le mani e i piedi legati, Tempe non riesce ad immaginare cosa possa esserle accaduto. Finchè, lentamente, comincia a ricordare…
Una telefonata anonima che l’accusa di aver insabbiato la verità sull’omicidio di un’ereditiera – un’inchiesta chiusa da tempo, che qualcuno ha voluto portare alla ribalta. Poi un nuovo caso, tre cadaveri ritrovati nei boschi intorno a Montreal, tutte donne anziane, tutte massacrate con inaudita ferocia, e i grossolani errori che la Dottoressa Brennan avrebbe commesso nell’analisi dei loro corpi. Errori inspiegabili per una professionista come lei, cui ogni volta ha rimediato una nuova, ambiziosa collega, l’anatomopatologa Marie-Andrèa Briel. Così, sola nella sua prigione, Tempe ricompone il puzzle: questa volta è lei il bersaglio, e solo lei può trovare il modo di liberarsi e capire chi l’ha voluta fuori dai giochi e perchè. Con “Duecentosei Ossa”, Kathy Reichs ci regala il ritratto più intenso ed emozionante della sua coraggiosa eroina, l’antropologa forense Temperance Brennan, e costruisce un thriller trascinante, che non concede tregua fino alla sconvolgente rivelazione finale.
Kathy Reichs – Le ossa del ragno
Titolo Originale: Spider Bones
Anno: 2010 A Montreal è esplosa l’estate e Temperance Brennan, antropologa specializzata in medicina legale, quarant’anni, separata, con una figlia adolescente al college, si prepara ad un weekend di completo relax. Ma nel terreno che appartiene ad una chiesa viene scoperto un cadavere. Tempe, chiamata ad esaminarlo, si rende subito conto che si tratta di omicidio della peggior specie: il corpo è smembrato e decapitato e vi sono segni di violenza sessuale.
Qualcosa sulla scena del delitto le è familiare: Tempe sa che l’assassino ha già ucciso e sa anche che, ormai, non è più capace di fermarsi… “Ritmo incalzante, personaggi veri e situazioni da brivido in un romanzo che rivela una nuova eroina del thriller criminale”
Kathy Reichs – La cacciatrice di ossa
Titolo Originale: Flash and Bones
Gambe flesse, cosce strette al petto, capo chino. Un braccio piegato all'indietro, l'altro teso verso l'alto con le dita irrigidite alla ricerca di un'impossibile via di fuga. Il cadavere ritrovato nella discarica di Morehead Road dentro un fusto riempito di cemento non ha ancora un nome. Ma ha già un codice: MCME 227-11. Il codice del nuovo caso affidato a Temperance Brennan, l'antropologa forense più brillante degli Stati Uniti. Tempe inizia subito a indagare, nonostante l'FBI sembri decisa a metterle i bastoni fra le ruote. A suggerire quella che potrebbe essere la pista giusta è un meccanico di scuderia per i bolidi delle gare NASCAR, Wayne Gamble. Wayne lavora all'autodromo non lontano da Morehead Road ed è convinto che quel macabro ritrovamento abbia qualcosa a che fare con la scomparsa di sua sorella, dodici anni prima, insieme all'aspirante pilota Cale Lovette. La loro era parsa solo una fuga d'amore, eppure, stranamente, anche in quell'occasione era intervenuta l'FBI. Perché adesso, a tanti anni di distanza, il Federai Bureau non vuole che Temperance si interessi a questo vecchio caso rimasto irrisolto? Cocciuta, acuta e ironica come sempre, Tempe torna a cimentarsi con la morte e con le storie sempre diverse che il corpo di ogni vittima racconta. Ma questa volta la verità ha i toni ingannevoli e ambigui del grigio: grigio come il cielo sopra il Charlotte Motor Speedway e come l'asfalto della sua pista ad alta velocità.








