Per noi la Jolanda è un oggetto d'uso. Ci basta che funzioni bene e fine. Per i maschi, invece, il Walter è come l'automobile: uno status symbol. Allora ecco che inventano la pomata che lo fa risvegliare di colpo: da spinacio a zucchina in un nanosecondo. E per te maschio che soffri di caduta libera, che hai il walter che fa bungee-jumping, c'è la calamita che te lo tira su come il ponte levatoio dei castelli. Senti anche il rumore: sradadadadan... E poi c'avete sfrantecato con 'sta storia del vostro lato femminile. Non ne possiamo più di vedere uomini che si depilano, tutti Ponzi Depilati. I maschi di oggi son tutti senza peli come pesche noci. Certo, anche noi donne abbiamo i nostri sporchi trucchi. Tipo il Virginity Soap, un sapone che serve a ricostruire la verginità. Se prima della insaponata la vostra Jolanda era una autostrada a quattro corsie, dopo diventa una mulattiera. Se prima era una saccoccia da grembiule, dopo diventa un'asola. Se prima era una nave scuola, dopo diventa una gondola." Parlare di Walter e Jolanda è un modo per parlare del mondo. Luciana Littizzetto lo ha capito. Nelle sue pagine i nostri organi genitali diventano qualcosa di superiore, quasi metafisico: lo yin e lo yan, i due assi cartesiani dell'universo. E come per magia la comicità si allarga e diventa satira. Link rimosso
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martedì 8 marzo 2011
Luciana Littizzetto - I Dolori Del Giovane Walter
Per noi la Jolanda è un oggetto d'uso. Ci basta che funzioni bene e fine. Per i maschi, invece, il Walter è come l'automobile: uno status symbol. Allora ecco che inventano la pomata che lo fa risvegliare di colpo: da spinacio a zucchina in un nanosecondo. E per te maschio che soffri di caduta libera, che hai il walter che fa bungee-jumping, c'è la calamita che te lo tira su come il ponte levatoio dei castelli. Senti anche il rumore: sradadadadan... E poi c'avete sfrantecato con 'sta storia del vostro lato femminile. Non ne possiamo più di vedere uomini che si depilano, tutti Ponzi Depilati. I maschi di oggi son tutti senza peli come pesche noci. Certo, anche noi donne abbiamo i nostri sporchi trucchi. Tipo il Virginity Soap, un sapone che serve a ricostruire la verginità. Se prima della insaponata la vostra Jolanda era una autostrada a quattro corsie, dopo diventa una mulattiera. Se prima era una saccoccia da grembiule, dopo diventa un'asola. Se prima era una nave scuola, dopo diventa una gondola." Parlare di Walter e Jolanda è un modo per parlare del mondo. Luciana Littizzetto lo ha capito. Nelle sue pagine i nostri organi genitali diventano qualcosa di superiore, quasi metafisico: lo yin e lo yan, i due assi cartesiani dell'universo. E come per magia la comicità si allarga e diventa satira. Link rimosso
lunedì 7 marzo 2011
Lee Daniels - Precious
Un film di Lee Daniels. Con Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey, Sherri Shepherd, Lenny Kravitz, Gabourey Sidibe, Nealla Gordon, Stephanie Andujar, Amina Robinson, Chyna Layne, Xosha Roquemore, Angelic Zambrana, Nia Fraser, Aunt Dot, Grace Hightower, Barret Helms, Kimberly Russell, Bill Sage, Susan Taylor, Kendall Toombs, Alexander Toombs, Cory Davis, Abigail Savage, Rodney 'Bear' Jackson, Maurizio Arseni, Quishay Powell, Vivien Eng, Matthew Bralow, Shayla Stewart, Erica Watson. Titolo originale Precious: Based on the Novel Push by Sapphire. Drammatico, durata 109 min. - USA 2009
Precious Jones ha diciassette anni, un corpo obeso e un figlio nel ventre (il secondo ed entrambi sono frutto di incesto). A scuola viene derisa dai compagni anche perchè non ha ancora imparato a leggere e scrivere. A casa la madre non solo non la difende dalle violenze paterne ma la accusa di averglielo rubato oltre a cercare di ostacolare in ogni modo i suoi tentativi di riscatto dall'ignoranza. Precious però, solo apparentemente ottusa, tiene duro. Accetta l'offerta di iscriversi a una scuola con un programma speciale dove finalmente comincia ad apprendere come leggere e scrivere e, soprattutto, decide di tenere il bambino. La strada verso l'autodeterminazione non è però facile.
Una vera sopresa positiva questa opera seconda di Lee Daniels. Ispirato a un romanzo di Sapphire il film non ha nulla di letterario e non a caso, prima di essere presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, ha vinto al Sundance il Premio del Pubblico e il Gran Premio della Giuria. Entrambi meritati perchè questa storia di ordinaria violenza domestica e sociale è narrata con uno stile decisamente originale e si avvale di una protagonista che riesce a trasformare il proprio problema fisico in una risorsa di indubbio impatto. Se vedendola comprendi come il mondo che la circonda possa trovare più di un'occasione per deriderla, Daniels riesce a farti aderire immediatamente all'universo dei suoi desideri non facendo ricorso a un facile pietismo ma lavorando sul suo immaginario.
Precious è una ragazza di diciassette anni prigioniera di un corpo fuori misura che però non si sogna magra. Il suo universo ideale ha altri territori in cui cercare percorsi diversi da quelli ormai a lei ben noti della brutalità di una vita in cui domina l'ignoranza. Perchè Daniels riesce a farci quasi respirare un clima saturo di un odio e di una perfidia dettati dalla totale mancanza di un benchè minimo orizzonte culturale. Lo fa però con la leggera profondità di chi sa che si può trovare uno stile piacevole per proporre riflessioni su temi gravi. Riuscendoci. (MyMovies)
http://www.fileserve.com/file/3cbdUa5
<a title="Locandina Precious"
Stephen King - Notte Buia, Niente Stelle
Claudio Cupellini - Una Vita Tranquilla
Noir, durata 105 min. - Italia, Germania, Francia 2010.
Al centro della Germania vive Rosario, italiano cinquantenne che mischia il cinghiale con il granchio nella cucina del suo albergo. Con un bella moglie e un figlio gentile, vive felice ma ammazza gli alberi con i chiodi perché vuole ampliare il suo hotel. Quello che si sforza di uccidere è anche il suo passato di pluriomicida che un giorno gli fa visita sottoforma di Edoardo e Diego, due giovani di malavita, minacce per la sua “vita tranquilla”.
Complice la solita monumentale prova di Toni Servillo Una vita tranquilla di Claudio Cupellini soffre troppo di una somiglianza registica e di sceneggiatura con il Sorrentino di Le conseguenze dell'amore. Servillo è un Titta Di Girolamo più espansivo ma egualmente torbido che solo con i muscoli del viso apre al noir di buona fattura.
Oltre questo sensibile ma circoscritto problema cinematografico, Cupellini passa bene dalla commedia di “dolci” sentimenti e product placement di Lezioni di Cioccolato al dramma di genere con profondità emotiva e accennato sfondo di cronaca: il caso rifiuti in Campania. Pellicola col taglio europeo dal collaudato tema del passato incancellabile, Una vita tranquilla instilla tensione fotogramma per fotogramma al ritmo delle ombre dei cattivi ricordi che coprono il plumbeo cielo tedesco e la coscienza pseudosmacchiata di Rosario.
Le colpe dei padri ricadranno sui figli come pioggia di pallottole nella nera notte di qualche nonluogo e la salvezza è un'autostrada che non sappiamo dove finirà. L'unica certezza è il dubbio: si può vivere una vita tranquilla fuggendo nella nebbia ma non da se stessi? (Mymovies)
http://www.fileserve.com/file/gC8aCDP
http://www.fileserve.com/file/4CZwqHM
http://www.fileserve.com/file/hTgBeJx
http://www.fileserve.com/file/YjMJgsq
http://www.fileserve.com/file/T3yrEBw
http://www.fileserve.com/file/MuGPFm5
http://www.fileserve.com/file/b29ATwE
http://www.fileserve.com/file/2XMWMZ5
http://www.fileserve.com/file/QJ5Pv99
http://www.fileserve.com/file/xf8gXK4
Charles Bukowski - Il Capitano È Fuori A Pranzo
venerdì 18 febbraio 2011
Ernest Hemingway - Addio Alle armi
Composto febbrilmente tra il 1928 e il 1929, "Addio alle armi" è la storia di amore e guerra che Hemingway aveva sempre meditato di scrivere ispirandosi alle sue esperienze del 1918 sul fronte italiano, e in particolare alla ferita riportata a Fossalta e alla passione per l'infermiera Agnes von Kurowsky. I temi della guerra, dell'amore e della morte, che per diversi aspetti sono alla base di tutta l'opera di Hemingway, trovano in questo romanzo uno spazio e un'articolazione particolari. È la vicenda stessa a stimolare emozioni e sentimenti collegati agli incanti, ma anche alle estreme precarietà dell'esistenza, alla rivolta contro la violenza e il sangue ingiustamente versato. La diserzione del giovane ufficiale americano durante la ritirata di Caporetto si rivela, col ricongiungimento tra il protagonista e la donna della quale è innamorato, una decisa condanna di quanto di inumano appartiene alla guerra. Ma anche l'amore, in questa vicenda segnata da una tragica sconfitta della felicità, rimane un'aspirazione che l'uomo insegue disperatamente, prigioniero di forze misteriose contro le quali sembra inutile lottare. Link rimosso
sabato 24 luglio 2010
Seawolf - Leaves In The River
http://www.myspace.com/seawolf
http://www.mediafire.com/?nybddjy3bwt
Tracklist
1. Leaves in the River
2. Winter Windows
3. Black Dirt
4. Rose Captian, The
5. Middle Distance Runner
6. You're a Wolf
7. Song for the Dead
8. Black Leaf Falls
9. Cold, The Dark & The Silence, The
10. Neutral Ground
giovedì 22 luglio 2010
Lighting Dust - Lighting Dust
http://www.myspace.com/lightningdust
http://www.mediafire.com/?anaetmczkvm1cz2
Ormai folk e figli stanno facendo incetta di proseliti un po’ ovunque. Devendra aveva aperto la strada, Cat Power ne era la stella, Joanna Newsom (“Higway” potrebbe essere inserita in quel gioiello che risponde al nome di “Ys)”, nell’anno passato, ha rivelato al mondo che anche nel 2006 con un’arpa si può essere originali. Ma quel filone dai contorni vagamente psichedelici trova piena consacrazione nei lavori degli Espers. Potrà sembrare dunque facile operazione comparare i Lightning Dust a quel gruppo di Philadelphia che ha letteralmente catturato i cuori degli ascoltatori più attenti. L’equazione però non è così semplice, perché di fondo c’è una differenza sostanziale: l’approccio. Se da un lato infatti gli Espers risultano autori di un paio di album che possono definirsi sicuramente sunto programmatico di quel movimento psych-folk, i Lightning Dust sembrano più proiettati verso l’album-compitino, quello che l’alunno fa controvoglia e grazie al quale non riesce a strappare nulla più che un sei. E prontamente verrà ammonito dalla maestra per la mancata cura, il mancato impegno, con i classici ammonimenti del caso.
Ecco che cosa è questo omonimo. Un album che strizza l’occhio al lato intimista, un album che presenta caratteristiche affini ad altre migliaia di dischi e che pare inevitabilmente destinato a finire in quel pozzo senza fondo di lavori, non dico brutti, ma trascurabili sì. Avrete ben capito che qui l’originalità rasenta lo zero. E ben sapete pure che sul fatto che la Jagjaguwar non sbagli un colpo ci si potrebbe mettere la mano sul fuoco, ma effettivamente c’è la sensazione che questa volta qualcosa non torni. Amber Webber e Joshua Wells, già membri dei Black Mountain, danno alle stampe il loro debutto, dopo essersi staccati dal gruppo madre. E se nell’omonimo album del gruppo canadese erano le spinte hard-rock a farla da padrone, ora la dimensione si fa decisamente diversa. L’intimità è il fulcro. E il duo pare volercelo spiegare accompagnandoci per le vie della dolcissima “Castles And Caves”.
Piccoli bozzetti impressionisti vengono tracciati da un organo in “Listened On”, mentre il breve (e banale) pop-country di “Wind Me Up” sa di muffa quanto pochi altri. E dispiace davvero trovarsi di fronte al teatrale incedere di “Jump In”, che non fa altro che rafforzare le perplessità, precedentemente esposte, o quando ci si imbatte in quelle note zingare di “Heaven” che toccano i precordi dell’animo.
La qualità generale, seppur non pessima, viene messa in costante pericolo dall'ombra del "già sentito" e i dubbi di scopiazzature varie si rincorrono. Duole il cuore a sentire dischi del genere. Dischi tutt’altro che censurabili e/o stroncabili, ma che paiono lasciati al loro destino, incompiuti. (Ondarock)
Tracklist
1. Listened On
2. When You Go
3. Wind Me Up
4. Take Me Back
5. Jump In
6. Heaven
7. Castles And Caves
8. Highway
9. Breathe
10. Days Go By
martedì 13 luglio 2010
Her Name Is Calla - The Heritage
http://www.myspace.com/hernameiscalla
http://www.mediafire.com/?efzvm32gxz1
Tracklist
1. Nylon 6:30
2. New Englan 9:14
3. Paying For Your Funeral 5:02
4. Wren 5:21
5. Motherfucker! It's Alive And It's Bleeding 8:10
6. Rebirth 17:03
Giorgio Canali & Rossofuoco - Nostra Signora Della Dinamite
http://www.myspace.com/giorgiocanali
http://mediafire.com/?qyjrz4owvna
Giorgio Canali & Rossofuoco - Quello Della Foto
Ditemi qualcosa di più
Vorrei avere , per favore, notizie di me
Datemi un indizio in più
Qualcosa che mi aiuti a capire
Che fine ho fatto, che cosa mi è successo di nuovo,
Che cosa ho fatto, dove mi trovo
.. ..
Io non esisto, io sono il vuoto,
sono quello tagliato via nella foto
Io sono il margine, sono la sponda
Io sono quello che resta all’ombra
Io sono il mai, Io sono il senza
Io sono l’inesistenza
Io sono il bujo, non ci sono e non c’ero
Io sono la dissolvenza al nero
.. ..
Ditemi qualcosa di più
Qualcosa che mi aiuti a capire
Datemi un indizio in più
Vorrei sapere
Che fine ho fatto, che cosa mi è successo di nuovo,
Che cosa ho fatto, dove mi trovo
Chissà che faccia ho adesso
Che cosa mi è successo
.. ..
Io non esisto, io sono il vuoto,
sono quello tagliato via nella foto
Io sono il margine, sono la sponda
Io sono quello che resta all’ombra
Io sono il mai, Io sono il senza
Io sono l’inesistenza
Io sono il bujo, non ci sono e non c’ero
Io sono la dissolvenza al nero
.. ..
Io sono niente, sono il non vivo
Io sono il punto interrogativo
Sono lo zero, sono il cancellato
Io sono il bambino mai nato
Sono il mancante, sono l’assenza
Sono l’eroe della desistenza
Io sono il no, sono il disperso
Sono il filo interrotto del discorso
.. ..
Io sono il nulla, io sono il vuoto
sono quello che manca nella foto
io sono il forse, io sono il mai
io sono ciò che non ricorderai
io sono fumo, io sono aria
io sono il buco di memoria
io sono il non so il presente negato
io sono quello che non c’è mai stato
.. ..
io sono quello di cui non si chiede
io sono quello che non si vede
sono la fuga, il cammino perduto
io sono il disertore ignoto
sono il refuso, la latitanza
la distrazione, la dimenticanza
sono il dilemma, sono il non saprei
io sono quello che non c’è mai
.. ..
io sono il nulla, io sono il vuoto
io sono quello che non viene in foto.
A volerlo descrivere con una boutade: Canali sono le bestemmie dette come parole d'amore e viceversa. Le sue non sono mai semplici canzoni, sono preghiere battagliere & poesie dinamitarde, sempre intrise di realistico disincanto ("sulla sponda del fiume prego il vostro dio, che il prossimo cadavere che passa non sia il mio"). Canali è il nichilismo vitale, il pessimismo ribelle. Uno spot vivente all'anarchismo creativo (e attivo, basti pensare al suo infaticabile essere produttore artistico della peggio-meglio gioventù in musica nostrana). Una versione consapevole del Giancarlo Giannini di "Film d'amore e d'anarchia" della Wertmuller: quella stessa identica insensata provinciale purezza, quella missione da portare a termine che ti incendia lo sguardo (e questo "Nostra signora della dinamite"-perchèno- potrebbe esserne la colonna sonora alternativa per un finale diverso). Già. Tanto burbero e spigoloso quanto poetico ed empatico, Canali è il nostro Gainsbourg senza le menate intellettuali e le pose da divo: le stesse sigarette senza filtro e lo stesso indistinguibile approcciarsi alla vita come all'arte. Radicale, intransigente, chirurgico quando seziona l'animo e i sentimenti, ma senza distacco anzi sporcandosi le mani, mettendosi in mezzo in prima persona. Con la foga e l'irruenza di un ventenne, con (ormai) l'esperienza di un cinquantenne: "ridono, ma cosa ci sarà mai da ridere? è un'assenza di pensiero che non puoi condividere!". E 'sticazzi. Una scrittura che è lucidità e "forza" insieme, che ribalta tutti i luoghi comuni. Che, come ha già scritto Carlo, "strozza l'Italia delle canzonette rispettandone la storia, si inventa una nuova melodia, le nuvole diventano 'senza Messico'; al posto di ululare alla luna come tutti i comuni mortali, è la luna che a volte ulula a lui". Essenziale, esiziale, senza nessun orpello o stronzata di troppo. Mai. "Qualcuno abbatta questi angeli, hanno rotto i coglioni". Che ti viene da pensare che Canali è uno di quelli che ha capito, di quelli che sanno tutto e che sanno come dirlo. Che vorresti essere una ragazza solo per gridare al cielo blu quel capolavoro che è 'Tutti gli uomini' ("e balli da sola, con 1000 occhi su di te, lasci senza parola ogni idiota che ti vede sorridere, ma quando scende la sera lo sai che quel sorriso non dura. Così resti da sola. Lo sai che prima o poi ci cascherai ancora. Come un'idiota ti innamorerai di un altro idiota ancora..."). E ti vengono i brividi solo a trascriverne il testo. E così è per parecchi altri pezzi di questa 5° uscita discografica ufficiale, fuori ancora per La Tempesta. Qualcosa come "proteggi i nostri impeti nostra signora della dinamite, mentre il mondo vive il suo miraggio di essere reale", per mettere le cose in chiaro. Se il precedente 'Tutti contro tutti' (2007) non aveva per niente convinto, questa nuova fatica spazza via ogni dubbio su un possibile rammollimento o -peggio- perdita d'ispirazione di monsieur LAZLOTòZ. "Nel lento e inesorabile precipitare degli eventi. Quale magia fà sì che ancora si canti?". Già. Una Magia (e una 'Lezione di poesia'). Come dire che mentre un mondo intero se ne va a puttane, Canali ci fa sapere che lui se ne sbatte i coglioni e resiste, accompagnato dalla fidata brigata Rossofuoco che ormai ha trovato la propria alchimia ed equilibrio perfetto nella batteria carrarmato di Luca Martelli, nel basso suadente sfuggente e francese di Claude Saut, nella chitarra testarossa di Marco Greco. E via andare. Le prime 4 tracce del disco sono da infarto. Perfette. Se il disco si chiudesse così sarebbe disco dell'anno a occhi chiusi, un Primascelta di quelli granitici e pesantissimi, invece poi Canali ci aggiunge pezzi marginali (lo fa sempre), poco rifiniti, poco diretti, palesemente poco riusciti (sarebbe interessante chiedergli perchè. appuntiamocelo per l'intervista), con qualche strofa geniale che però non basta a reggere il livello. Fino alla conclusiva e ariosa 'Mme e Mr Curie' che è un soffio di poesia che ti lascia lì così, esanime, a far ripartire il disco dall'inizio e ripensare che è così, che non ci sono cazzi, che parole più belle e esatte per dirlo non ci sono, che "se riesco a tenere i pensieri lontano da tutte le altre cose che mi fanno male, non riesco a tenerli lontano da te". Va bene così. D'altronde è evidente che "Nemmeno qui riesco a non pensare a te" e in più ho scritto fin troppo su un disco (e un artista) che è refrattario a qualsiasi chiacchiera inutile, che è pura sostanza.
C'est tout. Adesso un altro Pastis, per favore. (Rockit)
Tracklist
01. Quello della foto
02. Lezioni di poesia
03. Tutti gli uomini
04. Nuvole senza Messico
05. Rifugi di emergenza
06. Nostra Signora della Dinamite
07. MP nella BG
08. Schegge vaganti
09. Respira ancora
10. M.me et Mr. Curie
domenica 4 luglio 2010
Dente - L'amore Non E' Bello
http://www.myspace.com/amodente
http://www.mediafire.com/?5gzmhymlmnm
Buon Appetito - Testo
Sapessi che felicità mi dà l'idea di non vederti più, l'idea di non fidarmi più qualsiasi cosa mi dirai
Sapessi che felicità mi dà l'idea di non toccarti più, l'idea di non seguirti più in tutto ciò che fai
Ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola, buon appetito amore mio!
Sapessi che felicità mi dà l'idea di non sapere più quando cammini dove vai, quando dormi con chi lo fai
Di tutte le lacrime che hai quante ne piangerai?
Quantificando il male che mi fai ho visto che non finisce mai
Quindi ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola, buon appetito amore mio!
Quando fai la spesa cosa comperi, di che colore hai colorato i mobili,
vorrei non sapere più nemmeno dove abiti (x7)
"L'amore non è bello" (senza puntini di sospensione, sia chiaro) non è lo scontato inizio di uno proverbio, ma è un'affermazione recisa, che intende sottolineare in maniera esplicita la presa di distanze del cantautore Giuseppe Peveri, in arte Dente, dell'altrettanto scontata e retorica del cuore/amore, nella quale troppo facilmente incorrono quanti scrivono (o pensano di scrivere...) canzoni pop in italiano.
"L'amore non è bello" è dunque il terzo album di Dente, scopertosi cantautore solista dopo un passato da solo chitarrista e già fattosi apprezzare con il precedente "Non c'è due senza te" e per performance dal vivo nelle quali, oltre a presentare il suo lato strettamente musicale, concede libero sfogo a un'ironia quasi cabarettistica, espressa in giochi di parole e racconti stravaganti, dotati di una sana dose di cinismo. Lo stesso cinismo che ci vuole a far uscire proprio il giorno di San Valentino un album incentrato sì su temi amorosi, ma trattati in modo tutt'altro che mieloso, sezionando rapporti esauriti e narrando dell'amore soprattutto gli aspetti meno prosaici e forse per questo più autentici.
Decisamente più curato nella produzione e negli arrangiamenti rispetto al debutto "Anice in bocca" e al predecessore "Non c'è due senza te", "L'amore non è bello" vede Dente alle prese con un passaggio importante nell'acquisizione di una consapevolezza cantautorale che affonda palesemente le sue radici nella tradizione popolare italiana, tuttavia riveduta con un piglio fresco e personale, cui giova senz'altro lo spirito giocoso ma mai troppo autoreferenziale di testi dotati del pregio di non prendersi troppo sul serio, non così comune da riscontrare in chi fa musica in Italia.
In tredici brani limpidi e davvero godibili, Dente dimostra di sapersi destreggiare con abilità nella scrittura di canzoni dal pronto impatto melodico e adesso impreziosite da un ricco impianto strumentale, che lo vede impegnato al pianoforte oltre che alla chitarra e supportato dall'orchestrazione dei fiati a cura di Enrico Gabrielli (Afterhours), oltre che da altri collaboratori occasionali quali Fabio Dondelli e Andrea Abeni (Annie Hall) e l’immancabile Vasco Brondi. La maggior cura nella realizzazione del lavoro finisce dunque per esaltare l'aggraziato sentore agrodolce dei testi, che rappresentano il vero tratto distintivo del cantautore emiliano. Se infatti dal punto di vista melodico risulta inevitabile stabilire un nesso con il lirismo del Battisti più arioso, magari amalgamato con un pizzico del disincanto e del sottile nonsense di un Ivan Graziani, Dente riesce tuttavia a riempire i suoi brani di un'impronta personale, facendosi apprezzare tanto nelle canzoni d'amore al contrario ("sapessi che piacere che mi dà l'idea di non vederti più", “dove sono andate tutte quelle cose che non dividiamo più”) quanto in narrazioni divertite, come quella della disavventura con l'etilometro di "Quel Mazzolino", che dimostra la sottile ricercatezza del calembour linguistico ("ma non le sembra un controsenso scrivere un verbale?").
Ma Dente sa anche ammantare le sue canzoni di un'aura malinconica ma mai seriosa, come nei pezzi in cui rinuncia ai pur discreti divertissement a base di tastierine vezzose, in favore di canzoni d’amore più lineari o della semplicità della chitarra e del pianoforte, che accompagna le caustiche riflessioni sulla vita di coppia delle varie “Incubo”, "Buon appetito", "Sole" e “Sempre uguale a mai”.
Al di là dell'approccio alle tematiche trattate, "L'amore non è bello" è un lavoro con tutte le carte in regola per avvicinare al suo autore un pubblico più vasto di quello del solo ambito indipendente, e rappresenta altresì la dimostrazione di come il cantautorato pop italiano possa ancora trovare interpreti brillanti e credibili, con buona pace di chi continua a pensare che certa musica italiana si esaurisca soltanto negli stantii rituali sanremesi. (Ondarock)
Tracklist
1 La presunta santità di Irene
2 Incubo
3 A me piace lei
4 Voce piccolina
5 Buon appetito
6 La più grande che ci sia
7 Sole
8 Parlando di lei a te
9 Quel Mazzolino
10 Sempre uguale a mai
11 Finalmente
12 Vieni a vivere
13 Solo andata
venerdì 18 giugno 2010
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Bodies Of Water – Ears Will Pop & Eyes Will Blink
Black Pony Express – Love In A Cold Place
Dr. Dog – Fate
Vasco Rossi – Il Mondo Che Vorrei
The Corrections – Repeat After Me
Bodies Of Water – A Certain Feeling
Stars – In Our Bedroom After The War
Trembling Blue Stars – The Seven Autumn Flowers
Anathema – Hindsight
Sham Rain – Someplace Else
Sham Rain – Deeper Into The Night
The Verve – Forth
Vuk - The Plains
http://www.myspace.com/vukmusic
http://rapidshare.com/files/251349335/vuk.rar
The Plains esplora paesaggi virtuali, reconditi, giardini, carnevali, funerali e territori sottomarini, alimentati da sogni, meditazioni, memorie e Spaghetti-western. [...] C’è qualcosa, portato dai venti del Nord, che proviene da un punto non ben individuato della sconfinata foresta finlandese, che arriva fino a noi. Immagini sconnesse che si fanno via via più definite… Abbarbicata sullo scranno dell’organista in una cappella sepolta nel muschio, Vuk scaglia la sua voce elegante ma ferma: il pentacolo incandescente davanti all’altare evoca con forza lo spirito di Nick Cave. Preghiere ataviche di religioni dimenticate incorniciano desolate distese dell’anima, violentata dalle fiammate inquietanti di una voce ultraterrena. Melodie rubate da musicisti ambulanti dell’Europa devastata dalla peste, untori strappati alla vita terrena di remoti villaggi ungheresi per un’immortale esistenza di schiavitù. [...] Attraverso le note, Vuk spia ciò che si agita nel profondo dell’ascoltatore, attraendolo con forza verso freddi abissi di oblio, in cui echeggiano le grida e i lamenti di milioni di anime [...]". Ora capirete bene che mi è un pò difficile aggiungere qualche parola alla recensione così evocativamente precisa di Lorenzo Righetto su Monthly Music, però dovrò comunque farlo. Orbene innanzi tutto potrei cominciare a dirvi che sotto il moniker 'Vuk' si cela la 27enne Emily Cheeger, metà finlandese e metà newyorkese, ex Dirty Projectors e multistrumentista (su 'The Plains' suona organo a pompa, fisarmonica, armonica, xilofono, theremin, kalimba, kantele, piano, chitarra, basso e ogni genere di percussione e questo dovrebbe già dare un'idea dal taglio musicale che lo indirizza). E dunque, nonostante le origini il suo album risulta tanto lontano dalle rotonde orchestrazioni pop scandinave quanto dalle spigolosità della scena alternative di New York. Il fatto è che Vuk riesce a creare una sorta di realtà alternativa attraverso la fusione di più piani musicali differenti e ad incastrarti dentro questo mondo parallelo è proprio la sezione ritmica, diciamo concrete oriented. Non siamo ai livelli di Tom Waits su 'Bone Machine' (la macchina delle ossa, appunto, quando perlustrava tutte le pattumiere di L.A. alla ricerca di materiali ed oggetti disparati da usare come percussioni in studio di registrazione), però risulta indubbia una certa ricerca in questo senso anche da parte di Emily. Allo stesso modo anche il suo fascino vocale gioca un gran ruolo in questo percorso musicale, con versatilità, estensione e modulazione, Vuk è in grado di passare con estrema naturalezza dalle potenti escusrioni vocali in stile Bjork, fin alle eteree fragilità alla Kate Bush. Ecco proprio la Bush è l'unico nome che mi balza in mente se dovessi fare un paragone, più antropologico che musicale, tra Vuk e qualsiasi altro artista. Spendo infine qualche parola sui pezzi del disco, tutti di grande impatto e messi in tracklist con un crescendo deflagrante. A cominciare dal mantra sciamanico di 'Barefoot In Arizona' (il pezzo che ho messo nella mia compilation di Giugno, passando per 'Kiss The Assassin' (che prodotta da Timbaland e cantata da Beyoncè con gli inserti rap di Jay-Z sarebbe la Hit dell'anno in tutte le charts) e per l'esotica 'All My Worries' (che comincia col profumo di 'Libertango' per virare decisamente verso sapori di samba e rumba brasileira) e per finire con la title track, una suite di quasi 7 minuti che compendia tutto l'album coi suoi differenti movimenti musicali che si sussieguono e la voce di Vuk che declama una sorta di canto pagano. 'The Plains' è un disco alieno e forse non adatto a tutte le orecchie insomma, ma caspiterina se non è un gran disco! (Almost Blue In Reverse)
Tracklist
1. Flint in The Pines
2. The Arms of Spirits
3. Red-beard
4. Accidental Mermaid
5. Gramophone and Periscope
6. Barefoot in Arizona
7. Kiss The Assassin
8. All My Worries
9. The Plains
martedì 15 giugno 2010
Blonde Redhead - Misery Is A Butterfly
http://www.myspace.com/blonderedhead
http://www.mediafire.com/?zwvdj3ejzbu
I Blonde Redhead sono sicuramente una mosca bianca nel panorama indie americano degli ultimi 10 anni. Newyorkesi per adozione e attitudine (il nome paga pegno alla no wave dei Dna), sin dagli esordi in stile Sonic Youth sotto il marchio (guarda caso) della Smell like records di Steve Shelley, sono stati protagonisti di un percorso musicale che li ha visti nella seconda metà dei 90 scrivere per la Touch And Go importanti capitoli del noise rock: dopo l’ottimo "Fake Can Be Just As Good" (1997) e "In An Expression Of The Inexpressible" (1998), i gemelli Amedeo e Simone Pace e Kazu Makino, ormai assurti al ruolo di cult band, approdano finalmente al loro sesto lavoro in studio dopo quattro anni di silenzio discografico. Questo "Misery Is A Butterfly", che esce per la leggendaria 4AD ed è prodotto dal solito Guy Picciotto, segna il passaggio definitivo alla canzone d’autore, configurandosi come la naturale prosecuzione delle intuizioni del precedente "Melody Of Certain Damaged Lemons" (2000), non a caso il loro disco di maggior successo (che addirittura li ha portati in tour con i Red Hot Chili Peppers).
La proposta musicale del trio italo-nipponico, che aveva i suoi punti di forza in un sound abrasivo dalle perfette geometrie nella migliore tradizione noise-rock, accompagnato da una crescente sensibilità verso la melodia, passando per l’avanguardia venata di elettronica, ha subito una decisa virata verso una forma canzone di stampo cantautorale, debitrice tanto del melodismo francese di Serge Gainsbourg (già omaggiato nell’Ep "Melodie Citronique" del 2001) quanto di quello italico strappacore del nostro Lucio Battisti (sic!). Certe asperità che ancora sopravvivevano nel lavoro precedente vengono del tutto a mancare, in favore di una scrittura lineare che si appoggia soprattutto sulle melodie vocali e sulle progressioni d’accordi; il tutto è sormontato da una produzione che rende il suono dei Blonde Redhead irriconoscibile: se non fosse per certe peculiarità ritmiche (da sempre loro tratto distintivo), per certe progressioni armoniche e per le voci, sembrerebbe quasi di ascoltare un disco di easy listening.
Si comincia infatti con gli arpeggi acustici del singolo radiofonico "Elephant Woman", dal ritmo regolare cadenzato da percussioni afro e dall’arrangiamento orchestrale incentrato sugli archi, il tutto ad accompagnare una malinconica melodia della Makino: l’effetto Sanremo è garantito (siamo sicuri che dietro alla consolle ci sia proprio Guy Picciotto?!). Sotto i suoni ovattati di "Messenger" ritroviamo un tempo sincopato à la "Bipolar" (da "Fake Can Be Just As Good"), con la voce nasale di Amedeo Pace su un classico giro armonico discendente, che verso la fine si produce in un elementare refrain vocale; "Melody" segue più o meno gli stessi cliché, con un organo che la fa da padrone e una chitarra baritono (strumento prediletto dai Blonde Redhead in luogo del basso) in primo piano.
Tra il walzer di "Doll Is Mine" e la classicità orchestrale della title track (guidata da un leitmotiv di piano, suonato da Kazu) si arriva a "Falling Man", uno dei brani più interessanti, che riprende gli stilemi di "In An Expression Of The Inexpressible" ed è impreziosito da imprevedibili guizzi di piano; suggestivo e onirico il vuoto ritmico a metà canzone. Con "Anticipation" lo scenario cambia: le tastiere dominanti danno vita ad atmosfere quasi dream-pop che addirittura potrebbero riportare alla memoria i Cure di metà anni 80. "Maddening Cloud" sembra una riproposizione di "Melody Of Certain Three" dall’album precedente, con cori beatlesiani (!), chitarre acustiche a tutto spiano e una dolente fisarmonica in sottofondo. Dopo il breve interludio di "Magic Mountain" (mellotron e voce, accompagnati da suggestive soluzioni percussive), con "Pink Love", che nella sequenza di accordi ha sapore di vecchia soundtrack, si torna alle soluzioni compositive di inizio disco, seppure qui il suono sia più aspro. "Equus" è un momento di ripresa prima della fine, con sentori new wave di basso e chitarre (Smiths!?!), un ritmo finalmente più concitato e i caratteristici singulti da geisha di Kazu.
La farfalla dei Blonde Redhead, nonostante rappresenti una scelta coraggiosa, non riesce del tutto a librarsi in volo. L’ effetto globale, purtroppo, è stucchevole, anche se non siamo in presenza di un cattivo disco: "Misery Is A Butterfly" è ben scritto e arrangiato.
Non si mette in dubbio l’onestà della loro proposta e della loro visione artistica, il talento è intatto, e le esibizioni dal vivo del trio (in cui i nuovi brani in versione naked guadagnano in impatto) lo provano. In questo caso il giudizio finale va lasciato all’ascoltatore; resta comunque un senso di straniamento e smarrimento di fronte a questo disco, distante anni luce dai fasti noise di "Fake Can Be Just As Good" ma, misteriosamente, suo "naturale" successore. (Ondarock)
Tracklist
1.Elephant Woman
2.Messenger
3.Melody
4.Doll Is Mine
5.Misery Is A Butterfly
6.Falling Man
7.Anticipation
8.Maddening Cloud
9.Magic Mountain
10.Pink Love
11.Equus
lunedì 7 giugno 2010
Chris Pureka - How I Learned To See In The Dark
http://www.myspace.com/chrispureka
http://www.fileserve.com/file/beu6sS5
Tracklist
1. Wrecking Ball
2. Hangman
3. Shipwreck
4. Barn Song
5. Broken Clock
6. Landlocked
7. Song for November
8. Lowlands
9. Time is the Anchor
10. Damage Control (Prelude)
11. Damage Control
12. August 28th